L'ex primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina, in esilio in India dal 2024, ha annunciato il suo ritorno per dicembre 2026 nonostante la condanna a morte. Il discorso tenuto a Nuova Delhi ha scatenato la dura reazione di Dacca, portando le relazioni bilaterali a un nuovo minimo storico e rinnovando le richieste di estradizione.

Un ritorno annunciato in mezzo alla tensione

Secondo quanto riportato da The Guardian, l'ex primo ministro del Bangladesh, Sheikh Hasina (78 anni), ha promesso di tornare nel suo paese per dicembre 2026, un mese che simboleggia la 'vittoria' per la sconfitta delle forze pakistane nella guerra d'indipendenza del 1971. Hasina è in esilio in India dal 2024, dopo essere stata rovesciata da una massiccia rivolta studentesca.

Possono mettermi in una cella. Possono uccidermi. Qualunque cosa possa accadere, devo comunque andare. Qualunque sia il destino che mi aspetta, tornerò dalla mia gente.

Sheikh Hasina, dichiarazione da Nuova Delhi il 5 agosto 2026

L'annuncio è avvenuto durante una conferenza stampa al Foreign Correspondents' Club of South Asia a Nuova Delhi il 5 agosto 2026, segnando il secondo anniversario della rivolta che ha provocato la sua fuga. Suo figlio, Sajeeb Wazed Joy, ha assicurato che il governo del primo ministro indiano Narendra Modi le ha concesso il rispetto e la sicurezza di un capo di Stato.

Reazione diplomatica del Bangladesh

Il governo del Bangladesh, attualmente guidato da Tarique Rahman del Partito Nazionalista del Bangladesh (BNP), ha reagito con indignazione. Il 6 agosto 2026, il Ministero degli Esteri di Dacca ha definito il discorso un 'insulto alla sovranità' e ha accusato l'India di dare piattaforma a una 'genocida condannata', rinnovando le richieste di estradizione. L'India, da parte sua, si è distanziata dall'evento, sottolineando di non aver avuto alcun ruolo nell'organizzazione né di sostenere le opinioni espresse, come dettagliato da The Guardian nell'edizione del 6 agosto.

Contesto della condanna e dell'esilio

Hasina ha governato per oltre 15 anni con uno stile sempre più autoritario. Nel novembre 2025, il tribunale internazionale per i crimini del Bangladesh l'ha condannata a morte in absentia per crimini contro l'umanità legati alla repressione delle proteste. Mentre l'ONU stima che fino a 1.400 persone siano morte durante la repressione, i suoi sostenitori affermano che la cifra si aggira intorno agli 800.

La sua antica rivale politica, Khaleda Zia, è morta nel 2025. Con il BNP al potere dopo le elezioni di febbraio 2026 (dove la Lega Awami è stata bandita), il panorama politico rimane teso, ma si spera che il dialogo e la giustizia di transizione possano consolidare la pace nella nazione sudasiatica.