Il governo argentino cerca di calmare le acque dopo la crisi diplomatica

Martedì 28 luglio 2026. Il portavoce della Presidenza argentina, Adrián Ravier, ha tenuto una conferenza stampa nella Casa Rosada cercando di minimizzare l’impatto degli insulti pronunciati dal presidente Javier Milei contro il suo omologo brasiliano, Luiz Inácio Lula da Silva. Ravier ha affermato che non ci saranno ripercussioni sulle relazioni diplomatiche né commerciali, secondo quanto riportato da agenzie internazionali e media locali.

Ravier, che non ha offerto scuse formali, ha dichiarato: “Non crediamo che questo inciderà sulla parte diplomatica dei due paesi, o almeno da parte argentina”. Ha aggiunto che si tratta di “differenze ideologiche e politiche” e ha sottolineato che, dal punto di vista argentino, il Brasile resta un partner commerciale fondamentale. La polemica è nata sabato 25 luglio 2026, quando Milei ha partecipato a un evento del Partito Liberale a San Paolo, sostenendo Flávio Bolsonaro, e ha definito Lula “ladro” e “detenuto”, oltre a insultare il giudice Alexandre de Moraes.

Il Brasile risponde e il PT denuncia ingerenza elettorale

Il conflitto è rapidamente escalato. Il 27 luglio 2026, il cancelliere brasiliano Mauro Vieira ha convocato l’ambasciatore argentino Daniel Raimondi per esprimere il ripudio del governo. Lula ha risposto con ironia: “Chi è quel tipo?”. Il Brasile ha anche richiamato per consultazioni il suo ambasciatore a Buenos Aires, Julio Bitelli.

Secondo quanto riportato da LA NACIÓN, il Partito dei Lavoratori (PT) ha presentato una denuncia presso la procura elettorale chiedendo di indagare sulla natura giuridica del viaggio di Milei e sul suo finanziamento. Fonti della Casa Rosada hanno assicurato che il viaggio è stato interamente pagato dal governo argentino. La denuncia contesta anche la consegna dell’Ordine di Ipiranga a Milei da parte del governatore Tarcísio de Freitas, poche ore prima dell’evento di partito.

#Mondiali2026: il mito della campagna antiargentina orchestrata

Durante il suo discorso e in un’intervista successiva, Milei ha accusato Brasile, Messico e il Partito Democratico degli Stati Uniti di finanziare una “campagna antiargentina” sui social media dopo la finale dei Mondiali 2026. Tuttavia, un’analisi di Chequeado ha smentito queste affermazioni.

Milei si è basato su un rapporto di Monitor Digital che ha analizzato 645 milioni di pubblicazioni. Il direttore dello studio, Diego Corbalán, ha chiarito che il rapporto ha solo misurato il volume delle menzioni (il Brasile ha guidato con il 22,1% a causa delle sue dimensioni demografiche e della rivalità calcistica), ma non ha identificato alcuna campagna orchestrata. Società di consulenza come Inteligencia Analytica e Ad Hoc hanno confermato che c’è stata ostilità sui social, ma in modo organico e spontaneo, senza prove di coordinamento centralizzato.

Prospettive future

Nonostante la tensione, il governo argentino confida che la storica fratellanza e i legami commerciali tra i due popoli prevarranno sulle differenze politiche. I mercati guardano con ottimismo alla possibilità che la diplomazia tradizionale riprenda il suo corso in vista delle elezioni brasiliane di ottobre e del rafforzamento del Mercosur. Infobae sottolinea che entrambe le nazioni rimangono partner commerciali principali.