La scoperta allarmante ad Adana
Secondo un’inchiesta pubblicata il 4 agosto 2026 dal quotidiano britannico The Guardian, i canali di irrigazione del cuore agricolo della Turchia stanno subendo una grave contaminazione da microplastiche. L’epicentro del problema si trova vicino a un importante centro di riciclaggio nella città di Adana, nel sud del Paese, rifornito di rifiuti plastici da aziende britanniche.
L’acqua contaminata, che dopo forti piogge trabocca nei campi agricoli, alimenta un canale più grande utilizzato per irrigare le colture nella pianura di Çukurova, uno dei bacini agricoli più vasti e fertili della nazione euroasiatica.
Cos’è il colonialismo dei rifiuti?
Il termine colonialismo dei rifiuti descrive la pratica di esportare rifiuti plastici dai Paesi ricchi verso nazioni più povere, che hanno sistemi di gestione dei rifiuti meno regolamentati. Gli attivisti ambientali sottolineano che le esportazioni di plastica dal Regno Unito e dall’Unione Europea stanno alimentando le operazioni responsabili di questa contaminazione, lasciando che siano i residenti più vulnerabili di Adana a pagarne le conseguenze.
Cifre allarmanti nel 2025
- 675.000 tonnellate: esportate dal Regno Unito (massimo in 8 anni).
- 139.000 tonnellate: inviate specificamente in Turchia.
- +500.000 tonnellate: esportate dall’UE in Turchia (+19% rispetto all’anno precedente).
Impatto su Adana (2021-2024)
- Il 13% dei rifiuti plastici del Regno Unito verso la Turchia è finito in 8 impianti di Adana.
- 545 spedizioni effettuate da 13 aziende britanniche.
- Totale: 52.000 tonnellate di rifiuti plastici in tre anni.
Conseguenze e voci d’allarme
Il biologo marino turco Sedat Gündoğdu, dell’Università Sabancı, che ha condotto il campionamento delle microplastiche, ha scoperto che i campioni prelevati a valle del centro di riciclaggio erano 10 volte più alti rispetto a quelli dei siti a monte. Gündoğdu ha chiesto l’installazione obbligatoria di filtri per microplastiche in tutti gli impianti e il divieto totale delle importazioni di plastica.
Dal canto suo, la specialista legale dell’Agenzia di Ricerca Ambientale (EIA), Amy Youngman, ha criticato il Regno Unito per non aver tenuto il passo dell’UE nel riciclaggio domestico, generando uno squilibrio strutturale che trasferisce il danno alle comunità turche.
Verso un futuro più pulito e pieno di speranza
Nonostante le sfide attuali, ci sono segnali di speranza. I negoziati per un trattato globale sulla plastica, naufragati lo scorso anno, dovrebbero riprendere nel 2027. L’Unione Europea ha già imposto controlli severi e, a partire da novembre, vieterà le esportazioni verso Paesi non OCSE. Queste misure, unite alla crescente pressione di organizzazioni come Greenpeace, spingono verso una maggiore responsabilità ambientale e lo sviluppo di sistemi di riciclaggio locali più efficienti e sostenibili, per proteggere i nostri oceani e le terre agricole.
Fonte originale: The Guardian