Il gabinetto di sicurezza israeliano discute il rifiuto formale della tabella di marcia della Giunta della Pace. L'intelligence avverte: Hamas vuole guadagnare tempo in vista delle elezioni di ottobre. I ministri della linea dura spingono per una nuova offensiva.

Il nodo della sicurezza: il gabinetto israeliano e il piano in 15 punti

Secondo quanto riportato dal quotidiano israeliano Israel Hayom, nella riunione del 7 agosto 2026 il gabinetto di sicurezza ha dato il via libera all'ingresso di una Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF) nella Striscia di Gaza, con il duplice obiettivo di disarmare Hamas e assumere il controllo del territorio, nell'ambito degli sforzi diplomatici per pacificare la regione.

Nonostante questo passo, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito che Israele non ha accettato le condizioni del piano di disarmo in 15 punti sostenuto dagli Stati Uniti. Diversi ministri del gabinetto gli hanno chiesto di dichiarare pubblicamente questo rifiuto, per portare chiarezza in un processo diplomatico già molto complesso.

Cos'è la Giunta della Pace? È un organismo internazionale istituito per mediare tra le parti e coordinare gli sforzi di ricostruzione e stabilizzazione nella regione. La sua tabella di marcia prevede, tra le altre cose, il disarmo delle fazioni armate e il graduale trasferimento delle competenze di sicurezza a forze internazionali.

Allarme intelligence: la 'trappola strategica' di Hamas

Il capo del Dipartimento di Ricerca della Direzione dell'Intelligence Militare delle FDI, generale di brigata Ofir Mizrahi-Rozen, ha lanciato un allarme chiaro: Hamas ha accettato formalmente il piano in 15 punti, ma non ha mai abbandonato il suo obiettivo dichiarato di distruggere lo Stato di Israele. Secondo il generale, l'organizzazione punta a spostare la pressione internazionale su Israele e a internazionalizzare il conflitto, sfruttando il dispiegamento di forze straniere vicino ai villaggi di confine.

Echo ancora più netto dal direttore dello Shin Bet (l'Agenzia di Sicurezza Interna israeliana, equivalente del nostro AISI), David Zini, che ha definito l'adesione di Hamas all'accordo come un 'processo di inganno strategico'. L'obiettivo, secondo Zini, è guadagnare tempo prezioso e impedire che Israele riprenda l'offensiva militare prima delle elezioni previste per il 27 ottobre. Una vera e propria trappola, nelle sue parole.

Pressioni interne e modifiche alla tabella di marcia

Il ministro Ze'ev Elkin ha chiesto apertamente di riprendere le operazioni militari, per dimostrare che Israele non accetta i passi diplomatici in corso, inclusa la pausa di 14 giorni prevista dal piano. 'Se Israele non intraprende azioni offensive per due settimane, il significato è che ha accettato e si è unito al processo. Per questo dobbiamo dichiarare pubblicamente che non abbiamo firmato questi 15 punti', ha argomentato.

La sua posizione è stata sostenuta dai ministri Bezalel Smotrich, Orit Strock e Avi Dichter. Smotrich avrebbe insistito con Netanyahu sulla necessità di delegittimare apertamente il documento ufficiale, per evitare ambiguità.

Sul fronte diplomatico, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale israeliano, Shmuel Ben Ezra, ha riferito che Gerusalemme ha consegnato a Washington una lista di modifiche richieste alla tabella di marcia. Il documento attuale, ha spiegato, contraddice gli accordi raggiunti a novembre 2025. Ben Ezra ha inoltre messo in guardia sulle pressioni internazionali per un ritiro di Israele fino alla Linea Gialla originaria (la linea di demarcazione del cessate il fuoco del dopoguerra), che darebbe a Israele il controllo di circa il 52% dell'enclave, contro il 70% attuale.

Contesto: perché la data del 27 ottobre è cruciale

Le elezioni israeliane del 27 ottobre 2026 rappresentano una scadenza politica di primaria importanza. Qualsiasi decisione sulla sicurezza nazionale presa nelle prossime settimane influenzerà inevitabilmente il dibattito elettorale. Per questo, secondo gli analisti, Hamas cerca di prolungare lo stallo diplomatico almeno fino a quella data, sperando che un cambio di governo possa modificare gli equilibri. Da qui l'urgenza, espressa da più parti, di una posizione chiara e definitiva di Gerusalemme.

Cosa prevede il piano in 15 punti

La tabella di marcia sponsorizzata dagli USA prevede, tra gli altri punti: il cessate il fuoco permanente, il ritiro graduale delle forze israeliane, l'ingresso della Forza Internazionale di Stabilizzazione (ISF), il disarmo delle milizie e un piano di ricostruzione economica per la Striscia. Il nodo principale rimane il controllo del territorio e la tempistica del disarmo di Hamas.

Fonte: Itongadol