Il presidente del governo spagnolo, Pedro Sánchez, ha parlato giovedì 3 settembre davanti al Congresso dei Deputati per spiegare la crisi migratoria a Ceuta, dove alla fine di luglio circa 70.000 persone sono entrate irregolarmente. Sánchez ha assicurato che non esiste 'alcuna prova' che il Marocco abbia pianificato o facilitato l'attraversamento di massa, contraddicendo un rapporto di polizia citato dai media internazionali.
Il capo dell'esecutivo spagnolo ha confermato che nessuna istituzione – né il servizio diplomatico spagnolo, né la Commissione Europea, né organismi internazionali – ha fornito prove solide di un presunto coinvolgimento marocchino. Tuttavia, ha ammesso che le forze di frontiera marocchine hanno permesso gli attraversamenti durante un periodo chiave di 10 ore il 30 luglio, un dato già segnalato da diverse fonti.
Il rapporto di polizia e la risposta di Sánchez
Secondo il quotidiano The Guardian, un rapporto commissionato da un giudice affermava che le forze di sicurezza marocchine hanno aiutato ad attraversare circa 70.000 persone che sono entrate a Ceuta negli ultimi giorni di luglio. Sánchez ha però negato di aver ricevuto alcun avvertimento preventivo sull'entità o probabilità dell'attraversamento, definendo la situazione come un evento 'sopravvenuto' gestito con le risorse disponibili.
Il presidente ha sottolineato che, nonostante le accuse, il 90% dei migranti è tornato in Marocco entro 24 ore e che attualmente si stima che diverse migliaia rimangano nella città autonoma, inclusi almeno 500 minori non accompagnati.
Proteste e pressioni politiche
Il giorno prima della comparsa, circa 50.000 persone hanno marciato a Madrid per protestare contro la gestione della crisi, secondo i dati degli organizzatori. L'opposizione ha attaccato Sánchez: il leader del Partito Popolare, Alberto Núñez Feijóo, ha chiesto le sue dimissioni per 'incompetenza e complicità', mentre il leader di Vox, Santiago Abascal, lo ha accusato di agire come 'ambasciatore' del Marocco.
Dal banco di Sumar, Aina Vidal ha difeso la necessità di un approccio umanitario e ha ricordato che la legge spagnola richiede un trattamento individualizzato per i minori migranti, respingendo le proposte di rimpatrio di massa avanzate da Vox.
La risposta europea e il contesto regionale
Nel suo discorso, Sánchez ha fatto appello alla solidarietà europea, senza menzionare paesi specifici, ma fonti diplomatiche hanno indicato che si riferiva a Italia e Danimarca, critici pubblici della gestione spagnola. Il presidente ha citato come esempi di pressione migratoria i casi di Lampedusa (Italia) e Groenlandia (Danimarca), per sottolineare che nessun paese europeo è esente da tensioni di frontiera.
La crisi si è verificata in un contesto di tensione diplomatica tra Madrid e Rabat. Il 21 agosto, la Spagna ha convocato l'ambasciatrice del Marocco per 'dichiarazioni inaccettabili' di ministri marocchini sulla sovranità di Ceuta e Melilla. Il ministro della Giustizia marocchino, Abdellatif Ouahbi, aveva rilasciato commenti interpretati come una messa in discussione della spagnolità delle città autonome.
Secondo i dati di organismi internazionali, il PIL pro capite di Ceuta è otto volte superiore a quello del Marocco, il che rende queste città una calamita per i migranti. Lo stesso Sánchez ha riconosciuto che 'anche se si costruisse un muro di 100 metri, la gente proverebbe ad attraversare', riferendosi alle misure di sicurezza di frontiera.
Cifre e dati chiave della crisi
- Data dell'attraversamento di massa: 30 e 31 luglio 2026.
- Numero di persone che hanno attraversato: ~70.000.
- Ritorni in 24 ore: 90%.
- Migranti che rimangono: diverse migliaia, inclusi almeno 500 minori.
- Morti durante il tentativo di ingresso: fino a 141 persone, secondo stime.
- Protesta a Madrid: 2 settembre, 50.000 partecipanti.
- Convocazione dell'ambasciatrice marocchina: 21 agosto.
Situazione attuale e prossimi passi
Al momento, i migranti che rimangono a Ceuta vivono in rifugi improvvisati o in strada. Vox ha chiesto il loro rimpatrio immediato in Marocco, ma il governo ricorda che la legislazione internazionale e spagnola obbliga a valutare ogni caso individualmente, soprattutto per i minori.
Secondo quanto appreso dalla stampa, l'esecutivo prevede di investire in nuove strutture a Ceuta per ospitare i migranti rimanenti, evitando il loro trasferimento nella penisola per il rischio politico che comporterebbe. Si sono registrati anche ritorni volontari: alcuni migranti stanno tornando in Marocco per fame e per l'ostilità di alcuni settori della popolazione locale.
La crisi ha riportato al centro del dibattito europeo la necessità di una politica migratoria comune, mentre la Spagna cerca di mantenere un equilibrio tra la pressione interna dell'opposizione e la relazione strategica con il Marocco, un partner chiave nel controllo dei flussi migratori e nella lotta al terrorismo.