L'indicatore che non dà tregua
Il rischio paese argentino, elaborato da JP Morgan, ha superato questo martedì 18 agosto 2026 la soglia dei 500 punti base, segnando un massimo dalla fine di maggio. Secondo le piattaforme di Rava Bursátil, l'indice ha raggiunto i 506 punti nella prima seduta della settimana, con un aumento di 17 unità rispetto alla chiusura di venerdì (+3,48%). Altre fonti, come Infobae, hanno riportato che l'indicatore ha toccato i 512 punti durante la giornata, il valore più alto dal 21 maggio.
Questo livello contrasta con i 402 punti toccati a metà luglio, quando aveva segnato i minimi della gestione di Javier Milei, e riflette una crescente sfiducia dei mercati verso le prospettive economiche e politiche del paese.
Cos'è il rischio paese?
Il rischio paese misura la differenza tra il tasso di interesse pagato sui titoli sovrani di un paese e quello dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti, considerati privi di rischio. Questo differenziale, calcolato da JP Morgan tramite l'indice EMBI+, riflette la percezione degli investitori sulla capacità e volontà di rimborso del debito argentino. Un aumento dell'indicatore implica maggiori dubbi sulla stabilità economica e finanziaria locale.
Le ragioni dietro l'aumento
Gli analisti concordano che l'aumento del rischio paese risponda a una combinazione di fattori locali ed esterni. Tra i fattori interni si evidenziano:
- Incertezza elettorale: la vicinanza delle elezioni del 2027 e i sondaggi che mostrano un calo dell'approvazione del governo.
- Deterioramento dell'attività economica: i dati recenti mostrano un'economia eterogenea, con settori ad alta intensità di manodopera ancora in difficoltà.
- Inflazione di luglio: l'IPC mensile è stato del 2,1%, ma l'interannuale ha raggiunto il 33,8%, sopra le attese.
- Opacità del nuovo schema monetario della Banca Centrale e del Tesoro.
Sul fronte esterno, la consulenza Grit Capital ha segnalato una forte pressione sui tassi a lungo termine negli Stati Uniti, Giappone e Brasile, legata alla preoccupazione per i deficit fiscali e il costo di rifinanziamento delle principali economie. Il rendimento del Treasury americano a 30 anni ha raggiunto il 5,30%, il livello più alto in due decenni.
L'effetto bancomat
Un fenomeno che ha amplificato l'impatto sul debito argentino è il cosiddetto 'effetto bancomat'. Secondo Grit Capital, l'Argentina ha una delle curve sovrane in dollari più liquide tra i mercati emergenti. Quando i gestori globali devono ridurre rapidamente il rischio dei loro portafogli, questi titoli diventano uno degli asset più semplici da vendere.
Questo martedì i titoli sovrani scendono fino al 2% in dollari, come nel caso del Bonar 2035 (AL35D) e del Global 2046 (GD46D). In agosto, i bond hard dollar accumulano una perdita media del 4%, mentre il rischio paese aggiunge più di 60 unità nello stesso periodo.
Azioni argentine in rosso
Anche la Borsa di Buenos Aires riflette il malumore del mercato. L'indice S&P Merval registra un calo dell'1,3% e quota a 2.905.247 unità, equivalenti a 1.837 dollari USA al netto del dollaro contado con liquidazione (CCL). Nel panel leader, i ribassi maggiori sono per le società finanziarie: BBVA (-4,1%), Banco Supervielle (-3,8%) e Banco de Valores (-3,8%).
A Wall Street, gli ADR argentini subiscono perdite significative: Corporación América crolla del 6%, seguita da BBVA (-4,2%), YPF (-3,4%) e Banco Macro (-3,4%), in una seduta segnata dal calo dei principali indici azionari di New York.
Il dollaro, l'altra faccia della medaglia
Mentre il rischio paese sale, il dollaro ufficiale all'ingrosso continua a non superare i 1.500 pesos, una barriera 'fittizia' che il governo cerca di sostenere a costo di tassi di interesse più elevati. Questo martedì il tasso di cambio all'ingrosso ha chiuso a 1.495 pesos, con un aumento di 6,96 pesos rispetto a venerdì (+0,47%).
Alle vetrine della Banca Nación, il dollaro ufficiale al dettaglio è terminato a 1.515 pesos, mentre il MEP è salito a 1.521,95 pesos e il CCL a 1.580,43 pesos. Le bande valutarie attuali prevedono un pavimento di 745,79 pesos e un tetto di 1.865,14 pesos.
In numeri
| Indicatore | Valore |
|---|---|
| Rischio paese | 506-512 punti base |
| Dollaro all'ingrosso | 1.495 pesos |
| Dollaro ufficiale (Nación) | 1.515 pesos |
| Dollaro MEP | 1.521,95 pesos |
| Dollaro CCL | 1.580,43 pesos |
| S&P Merval | 2.905.247 unità (-1,3%) |
Cosa dicono le consulenze
Le principali società di consulenza e borse locali concordano che la punizione sugli asset argentini sia stata maggiore di quanto giustificherebbe il movimento dei mercati emergenti:
- GMA Capital: 'La calma valutaria non si è replicata nel resto degli attivi locali: l'equity ha approfondito la correzione e il rischio paese ha continuato a salire'.
- SBS (Juan Manuel Franco): 'L'indicatore si allontana dai 400 punti di qualche settimana fa, in un mix di contesto esterno volatile e un minor ritmo di acquisti della BCRA nel MULC'.
- Cohen Aliados Financieros: 'Dopo diversi mesi di negoziazione sopra i pari emergenti, i bond argentini hanno corretto e il mercato è tornato a guardare i fondamentali locali'.
- Consulta 1816: 'Gli ultimi sondaggi suggeriscono che l'approvazione di Milei è tornata ai minimi, o quasi, della sua gestione'.
- Fundación Mediterránea: Ha segnalato le restrizioni ai movimenti internazionali di capitali e la storia di default come fattori che 'non mettono l'Argentina in buona luce'.
Il fronte fiscale ed elettorale
Il contesto elettorale è già presente nei mercati. La consulenza Outlier punta al 'rumore pre-elettorale' e al 'deterioramento politico' come fattori che spiegano l'aumento del rischio paese. Nel frattempo, il governo cerca di accumulare riserve: la BCRA ha comprato quasi 14.000 milioni di dollari dall'inizio dell'anno, anche se il ritmo si è rallentato ad agosto.
Il ministro dell'Economia, Luis Caputo, ha annunciato la flessibilizzazione del credito in dollari per le imprese che non generano valuta estera, una misura che cerca di rilanciare l'economia ma che genera dibattito tra gli economisti per il rischio di disallineamento valutario.
Con scadenze di debito per 27.000 milioni di dollari nel 2027 (inclusi 6.000 milioni con il FMI), la pressione sullo schema economico del governo è crescente. L'economista Carlos Melconian ha avvertito che il governo dovrà scegliere tra 'disinflazione, ricomposizione delle riserve e ripresa', perché 'tutto insieme è impossibile'.