Un'anteprima attesa: la vita di Fito Páez in prima persona
Il 3 settembre 2026 ha segnato una pietra miliare per i fan di Fito Páez: Netflix ha lanciato il documentario 'Fito Páez: il mondo sta in una canzone', una produzione che promette uno sguardo intimo e senza filtri su una delle figure più importanti del rock argentino. Con una durata di 112 minuti, il film diretto da Matías Gueilburt — amico personale del musicista e responsabile di altri documentari come El vendedor de ilusiones: El caso Generación Zoe, Los ladrones: el robo del siglo e Vilas: Serás lo que debas ser o no serás nada — si allontana dalle biografie cronologiche per immergersi nel presente dell'artista.
Il punto di partenza è un incidente domestico che Fito ha subito nel 2024, quando una caduta dalle scale di casa sua a Madrid gli ha provocato la frattura di diverse costole (alcune fonti menzionano cinque, altre undici). Questo episodio lo ha costretto a interrompere il suo tour e lo ha messo di fronte a un dolore fisico ed emotivo che è diventato il fulcro di questa storia. Lungi dall'essere un semplice ripasso della sua carriera, il documentario mostra un Páez vulnerabile, riflessivo e profondamente umano.
Un ritratto con 'malizia' e senza cliché
Gueilburt, che conosce Fito da anni, ha cercato un ritratto con 'malizia', lontano dai luoghi comuni delle biopic. Il risultato è un film che combina conversazioni intime, materiale d'archivio inedito, registrazioni dal vivo e sessioni in studio. Uno dei momenti più salienti è la registrazione dell'opera rock Novela nei mitici studi Abbey Road di Londra, un sogno realizzato per qualsiasi musicista.
Il documentario include anche il racconto della canzone 'Parte del aire', dall'album La la la (1986), registrato insieme a Luis Alberto Spinetta, e riferimenti alle tragedie familiari che hanno segnato la sua vita: l'omicidio di sua nonna e della prozia nel 1986, e la morte precoce dei suoi genitori. Questi episodi, lungi dall'essere morbosi, si presentano come parte della costruzione della sua identità artistica.
La vita personale e il rigore artistico
Il film non evita le relazioni personali del musicista. Appaiono i suoi figli Martín e Margarita, e si menzionano le sue ex compagne: Fabiana Cantilo, Cecilia Roth, Romina Ricci e Eugenia Kolodziej. Si mostra anche il lato più esigente di Fito: le sue prove con la band, dove lo si vede rigoroso e perfezionista, e la sua ammirazione per due giganti: Charly García e Luis Alberto Spinetta.
Il documentario è dedicato alla memoria del regista Adolfo Aristarain, un dettaglio che commuove e che parla della profonda connessione di Fito con il mondo del cinema.
Un contesto di celebrazione e memoria
Questa anteprima arriva dopo la serie di fiction sulla sua vita trasmessa nel 2023, e in un momento in cui Fito, di 63 anni e con oltre quattro decenni di carriera, rimane una figura centrale della musica latinoamericana. Il documentario non è solo un regalo per i suoi seguaci, ma anche un'opportunità per capire come un artista trasforma il dolore in arte, e come il mondo, con tutte le sue contraddizioni, stia in una canzone.
Con una produzione curata e una narrazione che cattura, 'Fito Páez: il mondo sta in una canzone' è già disponibile su Netflix e promette di essere una delle anteprime più commentate dell'anno. Per chi volesse approfondire, può consultare la nota originale su La Nueva.