L'inviato americano Jared Kushner incontra lunedì il premier israeliano Benjamin Netanyahu dopo i colloqui con i leader di Hamas in Egitto. Otto paesi accusano Israele di ostacolare la road map in 15 punti voluta da Trump, mentre la crisi umanitaria a Gaza si aggrava.

In un nuovo tentativo di sbloccare il conflitto a Gaza, l'inviato speciale degli Stati Uniti, Jared Kushner, incontra questo lunedì 17 agosto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo aver avuto contatti diretti con i dirigenti di Hamas in Egitto. L'incontro mira a rilanciare il piano di pace in 15 punti voluto dal presidente Donald Trump, che Israele finora ha respinto.

Un incontro chiave dopo il vertice con Hamas

Domenica 16 agosto, Kushner ha incontrato nella città egiziana di El-Alamein Khalil al-Hayya, il nuovo leader di Hamas, in un colloquio durato più di due ore. Secondo fonti citate da AFP, AP e Reuters, Kushner ha chiesto a Hamas di adottare "misure concrete e verificabili" e ha trasmesso il messaggio che "Gaza non potrà mai più essere una fonte di terrore per Israele".

All'incontro hanno partecipato anche l'ex primo ministro britannico Tony Blair e rappresentanti di Qatar e Turchia, paesi mediatori insieme all'Egitto. Hamas ha ribadito il proprio impegno al piano e, dopo l'incontro, ha emesso un comunicato chiedendo ai mediatori e al Consiglio per la Pace di "costringere" Israele ad approvare la road map e a iniziare la sua attuazione.

Otto paesi accusano Israele di ostacolare la pace

In parallelo, Egitto, Qatar, Turchia, Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Indonesia hanno emesso un comunicato congiunto che responsabilizza direttamente Israele per il blocco del processo di pace. Gli otto paesi hanno affermato che il rifiuto israeliano "minaccia di far deragliare gli ampi sforzi" promossi da Trump e hanno chiesto agli Stati Uniti di adottare "misure immediate e concrete" per garantire l'attuazione del piano.

La risposta del partito Likud, guidato da Netanyahu, non si è fatta attendere: ha accusato i paesi arabi di voler "rovesciare" il primo ministro israeliano affinché il candidato centrista Gadi Eisenkot e il leader di centro-sinistra Yair Golan "diano loro tutto ciò che vogliono".

La posizione di Israele: disarmo totale prima di ogni ritiro

Netanyahu ha respinto pubblicamente il piano in 15 punti la scorsa settimana, in un'insolita dimostrazione di sfida contro l'amministrazione Trump, l'alleato più stretto di Israele. Il primo ministro sostiene che le Forze di Difesa israeliane non si ritireranno da Gaza finché Hamas non sarà "genuinamente disarmato". Ha inoltre ribadito che non permetterà la creazione di uno Stato palestinese né a Gaza né in Cisgiordania finché sarà lui alla guida del governo.

Questa posizione lascia in sospeso altri elementi del cessate il fuoco, inclusa la ricostruzione di Gaza e il dispiegamento di forze internazionali per separare le parti. Secondo la road map, Hamas consegnerebbe le sue armi a un comitato tecnocratico palestinese, ma il gruppo condiziona la consegna dell'armamento più pesante alla creazione di uno Stato palestinese, cosa che l'attuale governo israeliano rifiuta.

La crisi umanitaria: 2 milioni di vite in gioco

Mentre i negoziati avanzano lentamente, la situazione a Gaza rimane critica. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, controllato da Hamas, almeno 1.262 palestinesi sono morti dall'entrata in vigore del cessate il fuoco il 10 ottobre 2025. Le cifre sono considerate affidabili dalle Nazioni Unite. Da parte sua, l'esercito israeliano ha segnalato cinque morti tra le sue fila nello stesso periodo.

Domenica, aerei israeliani hanno attaccato un'abitazione a ovest di Nuseirat, lasciando diversi feriti, secondo la Difesa Civile di Gaza. L'esercito israeliano ha affermato di aver risposto a una minaccia di membri della Jihad Islamica. Sono stati segnalati anche feriti dopo spari israeliani contro tende di sfollati a ovest di Khan Yunis.

Elezioni in Israele: il fattore che condiziona tutto

Netanyahu affronta elezioni difficili il 27 ottobre 2026, mentre cerca di mantenere il potere con una coalizione che include ministri con posizioni inflessibili su Gaza. Non è chiaro se prenderà misure decisive sul cessate il fuoco prima di quella data. L'anniversario dell'attacco guidato da Hamas del 7 ottobre 2023, che ha scatenato la guerra, si avvicina e aggiunge ulteriore pressione allo scenario.

L'incontro di questo lunedì tra Kushner, Blair, Mladenov e Netanyahu sarà cruciale per determinare se il piano di pace potrà avanzare o se il conflitto continuerà la sua spirale di violenza. La Casa Bianca non ha commentato le conversazioni, e il Consiglio per la Pace non si è pronunciato.

Dati chiave
  • Incontro Kushner-Netanyahu: lunedì 17/08/2026
  • Incontro con Hamas: domenica 16/08/2026 a El-Alamein
  • Piano di pace: 15 punti di Trump
  • Paesi che accusano Israele: 8 (Egitto, Qatar, Turchia, Giordania, Arabia Saudita, EAU, Pakistan, Indonesia)
  • Morti palestinesi dal cessate il fuoco: 1.262
  • Elezioni in Israele: 27/10/2026
La road map

Il piano prevede il disarmo graduale di Hamas, il ritiro progressivo delle forze israeliane, il dispiegamento di una forza internazionale di stabilizzazione e il trasferimento dell'amministrazione di Gaza a un comitato nazionale. Include anche la ricostruzione della Striscia, devastata dalla guerra.