Una decisione senza precedenti
Con un verdetto unanime, il Giurato di Giudizio dei Magistrati – l'organo disciplinare che in Argentina valuta la condotta dei giudici – ha deciso la destituzione definitiva del giudice federale Alfredo Eugenio López, titolare del Tribunale Federale n. 4 di Mar del Plata. La causa è stata aperta dopo la segnalazione di numerosi messaggi antisemiti pubblicati dall'account @JuezLopezMDP sulla piattaforma X (ex Twitter) tra settembre 2024 e luglio 2025.
L'accusa, presentata dal senatore nazionale Luis Juez e dall'avvocato Alberto Maques per conto del Consiglio della Magistratura, ha portato all'analisi di 15 post e repost in cui il magistrato si rivolgeva alla comunità ebraica con toni apertamente ostili, arrivando a parlare di “giudiata interna ed esterna” e a chiedere ai suoi follower di rispondere “a questi farisei”.
I messaggi che hanno segnato il suo destino
Durante il dibattito orale, il Giurato ha esaminato una serie di pubblicazioni che hanno determinato il verdetto finale:
- Un sondaggio su “a chi siano fedeli gli ebrei che risiedono nella nostra patria”.
- La richiesta di retweet contro la “giudiata interna ed esterna”.
- Un invito a rispondere “a questi farisei”, in riferimento al Foro Argentino contro l'Antisemitismo.
- La risposta a un utente: “beh, ebreo, è Twitter, bisogna abbreviare”.
- La foto del Gran Rabbino dell'AMIA, Eliahu Hamra, con la domanda se useranno “la Torah o la Costituzione Nazionale” per l'ampliamento della Corte Suprema.
Secondo la sentenza, queste espressioni hanno “incitato alla violenza simbolica, con pretesa di sottomissione e discriminazione” e non possono essere protette dal diritto alla libertà di espressione. Il Giurato ha applicato i parametri del “Test di Rabat”, uno standard internazionale usato per riconoscere i discorsi d'odio, e ha concluso che i messaggi di López non rientravano in una legittima opinione politica.
La difesa e la reazione del giudice
Nel suo intervento, López ha negato ogni accusa, parlando di una “persecuzione ideologica” e sostenendo che le sue opinioni riguardavano questioni di interesse pubblico, come la condanna della Corte Penale Internazionale a leader israeliani per presunti “crimini di guerra”. Ha dichiarato: “Denunciare un genocidio non è un atto d'odio”, ricordando i suoi 40 anni di carriera senza precedenti disciplinari.
La sua difesa ha tentato di citare un caso simile che aveva visto favorevole il presidente Javier Milei, ma il Giurato ha respinto la richiesta. Alla fine, López è stato ritenuto colpevole solo del secondo capo d'accusa: “gravi disordini di condotta nella sua vita di relazione” (art. 25, comma V, legge 24.937). Nel lasciare l'aula, visibilmente irritato, ha gridato ai giudici: “Traditori della patria!”.
Un messaggio chiaro dalla giustizia argentina
La rimozione è stata accolta con favore da molte organizzazioni. La DAIA (Delegazione delle Associazioni Israelitiche Argentinas) ha parlato di “un fatto di enorme rilevanza istituzionale”, sottolineando che “nessun incarico può proteggere l'odio”. Anche il presidente Javier Milei ha condiviso il comunicato del Foro Argentino contro l'Antisemitismo (FACA): “Per la prima volta nella storia argentina, un giudice federale viene allontanato per attacchi antisemiti”.
Il deputato Waldo Wolff, noto per il suo impegno nella comunità ebraica, ha scritto: “La rimozione di un nazista dalla carica di giudice federale è una boccata d'aria fresca”. L'accusatore Alberto Maques ha dichiarato: “Assistiamo a un evento storico che segnerà un prima e un dopo nella giustizia argentina”, pur ammettendo che “nessuno prova gioia: la gente vorrebbe premiare i giudici, non espellerli”.
Cosa succede ora?
Il Giurato era composto da giudici, avvocati e membri del Congresso: i giudici Marcelo Gastón Bartumeu Romero e Néstor Pablo Barral, l'avvocata Ana Beatriz Fernández, i deputati Nicolás Mayoraz (La Libertad Avanza) e Christian Zulli (Unión por la Patria), e le senatrici María Belén Monte de Oca (LLA) e María Florencia López (UP).
Con la destituzione definitiva, il Consiglio della Magistratura dovrà ora indire un concorso per coprire la vacanza del Tribunale Federale n. 4 di Mar del Plata. La sentenza è stata trasmessa alla Corte Suprema, al Ministero della Giustizia, alla Camera di Cassazione e alla Camera Federale di Mar del Plata.
Questo caso rappresenta un precedente cruciale: in Argentina, i discorsi d'odio online possono costare la carica a un giudice, anche senza una condanna penale. Il messaggio è chiaro: chi amministra la giustizia deve rispettare standard etici più alti, soprattutto quando usa i social media.