La Camera Penale di La Plata ha respinto l'habeas corpus presentato da Albertina Mangini, la funzionaria giudiziaria detenuta per presunta partecipazione a un'organizzazione criminale che avrebbe riciclato oltre 27 miliardi di pesos argentini attraverso la scansione dell'iride e l'apertura di conti su portafogli virtuali. La detenzione viene confermata mentre le indagini continuano.

La Camera Penale di La Plata ha respinto l'habeas corpus presentato da Albertina Mangini, la funzionaria giudiziaria coinvolta in un'inchiesta su un enorme giro di riciclaggio di denaro tramite portafogli digitali. Lo ha riportato il quotidiano El Día nell'edizione di mercoledì 19 agosto 2026.

Mangini, che ricopre il ruolo di segretaria di primo grado nel Ministero Pubblico Fiscale della provincia di Buenos Aires, è stata arrestata giovedì scorso in un'operazione della Polizia Federale Argentina (PFA) insieme ad altre due persone: Ignacio Marchioni e Mauro Perrotta. La giustizia la ritiene un tassello chiave di un'organizzazione che avrebbe mosso l'enorme cifra di 27 miliardi di pesos (circa 27 milioni di dollari) in un anno.

L' origine dell'indagine

Tutto è iniziato con la denuncia di una donna delle pulizie del Patronato de Liberados (ente che gestisce la libertà vigilata) della provincia di Buenos Aires. La donna ha raccontato che le avevano offerto 80.000 pesos per sottoporsi a una scansione dell'iride, ma che le avevano pagati solo 40.000. Questo episodio ha portato alla luce un meccanismo che, secondo gli inquirenti, utilizzava i dati biometrici di persone vulnerabili per aprire conti e portafogli virtuali usati come 'mule' finanziarie.

Il ruolo di Mangini

Secondo le fonti investigative, la funzione era quella di reclutare potenziali vittime tra ex detenuti e persone in situazione di debolezza che si presentavano all'ufficio di coordinamento con il Patronato de Liberados. Offrivano 80.000 pesos per la scansione dell'occhio, che avveniva in un bar vicino a Plaza San Martín, a La Plata. Con questi dati aprivano conti usati per incanalare i guadagni di casino online clandestini.

Un pattern sospetto: importi che terminano in '.12'

Gli investigatori hanno scoperto un dettaglio particolare: gli importi terminavano con '.12' e lasciavano sempre circa 1.000 pesos sul conto, mai zero. Questo sistema, secondo gli esperti, era il 'marchio di fabbrica' della banda per non attirare l'attenzione degli organismi di controllo.

Il modus operandi: 'smurfing' o 'pitufeo'

Il meccanismo utilizzato è noto nel mondo finanziario come 'smurfing' (o 'pitufeo'), un metodo che prevede il frazionamento di ingenti somme in piccoli movimenti per evitare il superamento dei soglie di controllo. Il denaro veniva così riciclato attraverso moltiplicità di conti e porti.

Legami con Sur Finanzas

Uno degli arrestati, Ignacio Marchioni, ha un collegamento diretto con il caso Sur Finanzas, la società finanziaria legata alla AFA (Associazione del Calcio Argentino) che avrebbe mosso più di 108 milioni di dollari tra il 2020 e il 2025 attraverso 16 club di calcio. Durante il sequestro è stato trovato un BMW M240i xDrive, una pistola Glock 9mm e denaro contante.

Perquisizioni e sequestri

I 9 perquisizioni sono state effettuate in diverse località: La Plata, Quilmes, Mar del Plata e La Falda (Córdoba). In totale sono stati sequestrati: 17 telefoni cellulari, 4 notebook, 6 CPU, 3 penne USB, 6 POS, 2 DVR, 2 dischi rigidi e altro materiale informatico. Sono stati inoltre recuperati 2.787.440 pesos, 3.300 dollari americani, 3.490 pesos uruguagi e 50 dollari di Hong Kong.

Chi sono i detenuti

DetenutoRuoloDettagli
Albertina ManginiReclutatrice di vittimeFunzionaria del Ministero Pubblico Fiscale, 17 anni nel sistema giudiziario
Ignacio MarchioniApertura e gestione di contiCollegato a Sur Finanzas; sequestrati BMW M240i, Glock e valuta
Mauro PerrottaApertura e gestione di contiMarplatense, proprietario di 3 palestre

Difesa e prossimi passi

Mangini si è rifiutato di rispondere alle domande, mentre Marchioni ha presentato un documento per sganciarsi dai fatti. Il giudice delle garanzie n. 6 di La Plata, Agustín Crispo, ha convalidato le perquisizioni e gli arresti su richiesta della procuratrice Betina Lacki. Ora la Camera ha respinto l'habeas corpus, confermando la prigione.

Le indagini sono in piena evoluzione: gli inquirenti affermano che il caso è 'solo la punta dell'iceberg' e stanno cercando di determinare chi sia alla guida dell'organizzazione, che potrebbe avere ramificazioni interprovinciali e internazionali.

I detenuti sono reclusi presso la Polizia della provincia di Buenos Aires a La Plata.