Un dirigente di Techint, Pablo Brizzo, ha negato che vi siano state richieste di denaro durante la nazionalizzazione della acciaieria venezuelana Sidor, ma ha confermato il ruolo del kirchismo nelle trattative. Lo ha raccontato questo giovedì al Tribunale Orale Federale 7 di Buenos Aires, nel processo che vede alla sbarra 86 imputati. Brizzo ha rivelato i dettagli delle negoziazioni che evitarono la Corte internazionale CIADI e portaron a un accordo economico.

La testimonianza chiave di Pablo Brizzio nel Tribunale Orale Federale 7

La dichiarazione di Pablo Brizzio, dirigente della multinazionale italiana Techint, ha segnato la giornata odierna del processo che indaga il cosiddetto 'Cuadernos de la corrupción' (Quaderni della Corruzione), un'inchiesta su presunte mazzette tra funzionari del governo kirchnerista e imprenditori durante la presidenza di Cristina Fernández de Kirchner (2007-2015). Brizzio ha negato di aver mai conosciuto richieste di denaro, ma ha ricostruito con precisione il ruolo dei funzionari argentini nella nazionalizzazione dell'acciaieria venezuelana Sidr nel 2008.

'No, non ne ho mai saputo niente', ha risposto alla domanda della procuratrice Fabiana León su presuni pagamenti illeciti.

L'ingegnere ha spiegato che, dopo la privatizzazione e l'acquisto di Sider da parte di Ternium (controllata Techint), erano stati inviati in Venezuela oltre cento lavoratori argentini. Ha aggiunto: 'Prima del nostro ingresso l'azienda produceva meno di due milioni di tonnellate di acciaio all'anno; al momento della nazionalizzazione, eravamo arrivati a oltre quattro milioni e mezzo di tonnellate'.

La nazionalizzazione, la tensione e il ruolo del kirchismo

Brizzio ha raccontato un clima pesante dopo il provvedimento di Hugo Chávez: 'C'erano scritte 'Fuera argentinos', manifestazioni nella città di Puerto Ordaz e irruzioni negli uffici della società'. La consegna dell'impianto avvenne a fine giugno 2008, ma non fu immediata per l'ostilità del sindacato. In questo contesto, ha affermato che i contatti politici sono stati gestiti da Luis Betnaza, ex responsabile delle Relazioni Istituzionali della siderurgia. Betnaza e l'ex direttore Héctor Zabaleta sono stati inizialmente imputati nell'inchiesta, ma poi sono stati prosciolti perché la giustizia ha ritenuto che abbiano agito per motivi 'umanitari': chiedendo al governo di Cristina Fernandez di intercedere presso Chavez per garantire la sicurezza e l'uscita degli argentin dall'paese.

Le trattative con Olazagasti e l'accordo con il Venezuela

Brizzio ha confermato che José María Olazagasti, ex segretario privato del ministro della Pianificazione Federale Julio De Vido, ha partecipato alle trattative per la compensation. La gestione è stata definita 'vincente' perché ha evitato il ricorso al tribunale internazionale del CIADI (Centro Internazionale per la Risoluzione delle Controversie in materia di Investimenti) e si è arrivati a un accordo economico senza processi legali.

Non sono mancati colpi di scena in aula: il difensore di Olazagasti, Marcos Aldazábal, ha cercato di limitare le domande della procura, ma il presidente del Tribunale Enrique Méndez Signori ha respinto l'opposizione e il teste ha proseguito.

Il processo dei 86 imputati

Nei famosi 'quaderni' di Oscar Centeno (l'ex autista della 'inchiesta') sono elencati otto presunte episodi di corruzione e contatti dei dirigenti Techint con Roberto Baratta, ex funzionario della Pianificazione Federale (oggi imputato). I versamenti totali per il gruppo Techint variano da 15 a 20 milioni di pesos. In questa vicenda sono imputati 86 persone, tra cui la ex presidentessa Cristina Fernández de Kirchner, accusata di essere a capo di un'associazione a delinquere e di concussione, oltre a numerosi ex funzionari e imprenditori.

La giudice León aveva inizialmente previsto di convocare quattro testimoni per questa udienza, ma ha ritirato le richieste per tre. Il prossimo appuntamento sarà il martes, quando verranno ascoltati Betnaza e Zabaleta.

Fonte originale dell'articolo su Infobae