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Venezuela: due terremoti causano 920 morti e oltre 50.000 dispersi

27/06/2026 10:46 - Internacionales

Il bilancio delle vittime raggiunge i 920 morti

Il Venezuela affronta la sua peggiore tragedia sismica da oltre un secolo. Jorge Rodríguez, presidente dell'Assemblea Nazionale, ha confermato venerdì 26 giugno 2026 che il numero dei morti è salito a 920 persone, mentre sua sorella Delcy Rodríguez, presidente ad interim del paese, aveva precedentemente riferito di 2.980 feriti. Esiste una discrepanza nei numeri dei feriti, poiché il ministro della Salute Carlos Alvarado aveva riferito oltre 4.300 persone lesionati.

L'ONU ha stimato che più di 50.000 persone continuano a essere disperse, una cifra allarmante che riflette la portata della catastrofe. I terremoti si sono verificati mercoledì 24 giugno 2026, con meno di 40 secondi di differenza tra l'uno e l'altro.

Cos'è successo?

Due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 hanno scosso la costa settentrionale del Venezuela, con epicentro vicino a San Felipe, stato di Yaracuy, a circa 200 chilometri da Caracas. Il fenomeno è stato classificato come "doppia scossa sismica" (o "doblette sismico"), quando due sismi di magnitudo simile si verificano in sequenza ravvicinata.

La regione di La Guaira, dove si trova il principale aeroporto internazionale del paese, ha subito i danni più gravi. Oltre 100 edifici sono crollati, inclusi palazzi di appartamenti di grande altezza come l'edificio OPP 33 (di 15 piani) e l'hotel costiero Eduard's Hotel.

Testimonianze strazianti

Rotny Bombart, paramedico di 33 anni, ha cercato sua madre per cinque ore tra le macerie dell'edificio OPP 33: "Aveva 15 piani. O meglio, li aveva, perché ora non resta più nulla". Ha raccontato che inizialmente non c'erano squadre di emergenza governative sul posto, quindi i vicini hanno usato le loro mani nude.

Diego González ha salvato sua cugina Helari Rodríguez, di 34 anni, dopo quattro ore di lavoro tra i resti dell'edificio Residencias Belo Horizonte a Catia La Mar: "La gente sta lavorando con le mani. Gli strumenti sono essenziali".

Risposta internazionale massiccia

Per capire il contesto: il Venezuela si trova nell'America meridionale, a nord del continente, affacciato sul Mar dei Caraibi. Confina con Colombia, Brasile e Guyana. La sua posizione geografica tra le placche tettoniche caraibiche e sudamericane lo rende particolarmente soggetto a fenomeni sismici.

  • Stati Uniti: Squadre di ricerca e soccorso con oltre 250 specialisti e cani addestrati. Il Dipartimento del Tesoro ha sospeso temporaneamente le sanzioni al Venezuela fino al 23 ottobre per facilitare l'aiuto umanitario.
  • Spagna: 57 soldati dell'unità di ricerca e soccorso più 40 vigili del fuoco di Madrid. 3 cittadini spagnoli confermati morti, 99 dispersi.
  • Svizzera: 80 soccorritori con 18 tonnellate di forniture e 8 cani da ricerca.
  • Regno Unito: Squadra di 68 persone con 6 cani da ricerca. 2 milioni di sterline in fondi umanitari.
  • Messico: 250 militari, 5 cani da soccorso, 4 aeromobili, droni e attrezzature mediche.
  • El Salvador: Oltre 150 soccorritori con forniture mediche.
  • India: Due aerei con ospedale da campo e forniture di emergenza.
  • Papa Leone XIV: Donazione di 100.000 euro per aiuti umanitari.
  • Cina: Xi Jinping ha offerto aiuto per la ricostruzione. 2 cittadini cinesi confermati tra i morti.

Vittime straniere confermate

Per i lettori italiani: la grande comunità italiana in Venezuela (stimata in oltre 1 milione di persone, principalmente discendenti di immigrati del XX secolo) rende questa tragedia particolarmente vicina anche al nostro paese. L'Italia mantiene forti legami culturali ed economici con il Venezuela.

Nazionalità Morti Dispersi
Portoghesi o di origine portoghese 15 56
Cinesi 7 -
Spagnoli 5 99
Brasiliani 2 -
Italo-venezuelani 1 -

Fonte: Ministero degli Affari Esteri della Spagna e media internazionali.

Critiche alla risposta governativa

Esperti e cittadini hanno criticato la mancanza di preparazione del governo venezuelano. Orlando Pérez, esperto dell'America Latina dell'Università del Nord Texas, ha dichiarato: "Sembra che non fossero preparati affatto".

Jesús Armas, attivista dell'opposizione, ha criticato che le squadre di soccorso mancavano di attrezzature di base: "Senza guanti, senza caschi, senza nessun tipo di strumenti". Ha sottolineato che il Venezuela avrebbe dovuto essere preparato data la sua posizione tra le placche tettoniche.

Misure adottate

Delcy Rodríguez ha annunciato:

  • Stato di emergenza nazionale.
  • Militarizzazione dello stato La Guaira.
  • Fondo di ricostruzione di 200 milioni di dollari per ospedali e abitazioni.
  • Revoca delle restrizioni ai social network per facilitare la ricerca delle persone.

Il governo ha anche richiesto alle aziende di mettere a disposizione macchinari pesanti per le operazioni di soccorso.

Contesto di crisi umanitaria

La tragedia si aggiunge a una crisi umanitaria preesistente. Il Venezuela ha sofferto anni di deterioramento economico, con circa 8 milioni di cittadini emigrati per sfuggire alla crisi economica e alla repressione politica. Gli esperti sottolineano che molti professionisti chiave - medici, ingegneri, esperti di protezione civile - sono tra coloro che hanno abbandonato il paese.

Amnesty International ha esortato la comunità internazionale a mobilitarsi "urgentemente" e ha chiesto che vengano rispettati gli standard umanitari e i diritti umani nella risposta al disastro. Ha anche richiesto la revoca delle restrizioni alla stampa e alle comunicazioni.

Dati chiave per comprendere la portata

  • Data: Mercoledì 24 giugno 2026.
  • Magnitudo: 7.2 e 7.5 sulla scala Richter.
  • Distanza temporale: Meno di 40 secondi tra i due sismi.
  • Epicentro: Vicino a San Felipe, stato di Yaracuy (a 200 km da Caracas, la capitale).
  • Zona più colpita: La Guaira (costa settentrionale, vicino all'aeroporto internazionale Simón Bolívar).
  • Edifici crollati: Oltre 100 solo a La Guaira.
  • Famiglie colpite: Quasi 3.000 secondo l'ONU.
  • Paesi con aiuti: Almeno 17 nazioni hanno inviato squadre di soccorso.

Fonti: The Guardian, Reuters, AFP, ONU, Amnesty International.

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