11/07/2026 04:20 - Tecnologia
Secondo un'analisi di Reuters pubblicata il 10 luglio 2026, il nuovo strumento di rilevamento di intelligenza artificiale di Meta presenta alcune limitazioni nell'identificare immagini che sono state modificate, una scoperta che evidenzia le sfide nella verifica dei contenuti in un anno di importanti elezioni. Fonte: El Destape
Lo studio ha valutato 40 immagini create con il modello generativo di immagini Muse Image, presentato questa settimana dall'azienda. Sebbene lo strumento sia riuscito a verificare correttamente il 100% delle immagini originali, non ha potuto identificare il 55% di quelle stesse immagini una volta che sono state ritagliate tra un terzo e la metà delle loro dimensioni originali.
Meta ha spiegato che il suo strumento preliminare identifica le proprie immagini attraverso un watermark invisibile chiamato Content Seal, che si integra in ogni immagine generata. Tuttavia, l'azienda ha riconosciuto che se un'immagine viene ritagliata eccessivamente, questo segnale può perdersi.
Il progresso dell'intelligenza artificiale porta con sé la necessità di migliorare gli strumenti di identificazione dei deepfake. Aziende come Google e OpenAI hanno anche avvertito che i loro sistemi di rilevamento non sono ancora infallibili di fronte alle tecniche di alterazione delle immagini, il che dimostra uno sforzo globale da parte dell'industria.
In questo senso, Siwei Lyu, professore di informatica all'Università Statale di New York a Buffalo e ricercatore di analisi forense delle immagini con IA, ha spiegato che i metodi basati su watermark possono essere molto efficaci finché il segnale rimane intatto, ma che modifiche come il ritaglio o la compressione intensa possono ridurne temporaneamente l'efficacia.
A marzo 2026, il Consiglio di Supervisione di Meta aveva già invitato l'azienda a raddoppiare i suoi sforzi contro la proliferazione di contenuti ingannevoli. Questo tipo di analisi è fondamentale affinché le piattaforme continuino a migliorare e adattare le loro tecnologie, garantendo un ambiente digitale più sicuro, trasparente e affidabile per tutti gli utenti in futuro.
Alfredo S. Quiroga