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Wos rendisce omaggio all'Indio Solari: "Grazie, eterno"

14/06/2026 12:50 - Entretenimiento

Escenario de concierto nocturno con pantalla gigante proyectando la imagen de un músico icónico del rock latinoamericano, multitud emocionada con brazos en alto y luces de celular, ambiente de tributo comunitario con colores cálidos y atmósfera reverencial

La sera del venerdì 12 giugno 2026, il Club Alemán di Villa Ballester si è trasformato in un tempio di lutto e celebrazione collettiva. Wos, il rapper che lo stesso Carlos "Indio" Solari aveva sostenuto fin dagli esordi, ha dato vita a uno dei momenti più emozionanti della cultura argentina recente: un omaggio in vita e in morte a chi se n'è andato il 5 giugno all'età di 77 anni.

Il momento che ha commosso tutti

Già durante l'attesa, l'atmosfera lasciava presagire una serata speciale. Centinaia di fan indossavano magliette e bandiere dei Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota mentre gli altoparlanti diffondevano i classici della band. Ma è stato quando sono risuonati gli accordi di "Quemarás" che lo stadio si è trasformato in qualcosa di sacro.

Il brano, inciso da entrambi i musicisti per l'album Descartable nel 2024, ha assunto una dimensione completamente nuova: mentre Wos interpretava dal vivo le sue strofe, il maxischermo ha proiettato un video dell'Indio che cantava le sue parti, creando l'illusione che la sua voce imponente tornasse a occupare il centro della scena.

Al termine, la musica è cessata. Lo stadio è piombato nel silenzio. Lo schermo ha mostrato un'immagine statica con la frase: "Gracias Indio. Eterno". Commosso, Wos ha ripetuto quelle parole, in chiaro riferimento a un artista che lo ha accompagnato fin dal suo primo disco.

Chi era l'Indio Solari? Il significato per l'Argentina

Carlos Alberto Solari è nato il 17 gennaio 1949 a Paraná, nella provincia di Entre Ríos. Cantante, compositore, poeta, scrittore e artista visivo, ha guidato i Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota insieme a Skay Beilinson e Poli, diventando una delle figure più influenti del rock argentino.

Per i lettori italiani che non conoscono il fenomeno: immaginate una via argentina tra Fabrizio De André e Francesco Guccini, ma con l'energia del punk e la profondità poetica del mejor cantautore. I "Redondos" non erano solo una band: erano un movimento culturale, un rifugio per intere generazioni di giovani argentini durante gli anni difficili della dittatura e del neoliberismo.

Come ha scritto Marcelo Figueras nel suo ritratto pubblicato il 14 giugno su El Cohete a la Luna: "Qualsiasi cosa tu dica dell'Indio sarà riduttiva. È stato cantante, compositore, rocker, tanguero moderno, poeta, scrittore, artista visivo, maestro di cerimonie di un cabaret politico, rivoluzionario da caffè, melomane, cinefilo, umorista, combattente da barricata, sciamano, filosofo, leader di masse e molto altro".

Il contesto culturale argentino

Per capire la dimensione del fenomeno:

  • Linguaggio: Ha creato espressioni che hanno arricchito il linguaggio argentino: "mi único héroe en este lío", "a brillar mi amor", "vamos las bandas".
  • Frasi iconiche: "La violenza è mentire", "Ogni prigioniero è politico", "Se non c'è amore, che non ci sia nulla".
  • Musica: I suoi arrangiamenti univano rock, tango, classica ed elettronica.
  • Comunità: I suoi concerti erano spazi di libertà dove convergevano persone di ogni estrazione sociale.

Dati biografici essenziali

  • Genitori: José Solari (impiegato delle Poste, licenziato durante la dittatura) e Chicha.
  • Famiglia: Sposato con Virginia, padre di Bruno.
  • Formazione: Lettore eclettico di Kerouac, Capote, Arlt, Borges, Cortázar.
  • Cinema: Amava Kurosawa, Herzog, Fellini, Ken Russell.
  • Ultimi anni: Ha vissuto come un anacoreta, dedicandosi all'arte.

Il ritratto intimo di Marcelo Figueras

Lo scrittore e amico stretto dell'Indio ha pubblicato un testo commovente rivelando sfumature intime: "È stato l'essere più gregario: adorava incontrarsi, conversare, giocare. Ultimamente giocavamo a tirassegno con una vecchia radio. Così sociale era che quasi riuscì a rendere qualcuno come me - che sono un'ostrica - qualcosa di simile a un essere umano".

Figueras ha descritto i suoi ultimi momenti: "La malattia gli bloccava le gambe, gli procurava crampi continui. La terapia era pesante". E ha ricordato una scena toccante: "Mi ha abbracciato restando forte, e ha detto: 'Uno dei due non deve cedere'. Mi ha fregato. Quello che non può cedere ora sono io".

Sull'eredità, Figueras ha scritto: "Ha creato una comunità di persone che desiderano un mondo migliore. Come ogni espressione di vita sul pianeta, lo splendore dei Rhus in autunno è stato effimero".

Il fenomeno culturale: più di una band

I Redonditos de Ricota sono stati molto più di un gruppo musicale. Negli anni '90, durante il menemismo (il periodo neoliberista del presidente Carlos Menem, che Privatizzò aziende statali e aprì l'economia all'estero), i loro concerti divennero spazi di libertà dove migliaia di giovani trovarono un senso di appartenenza.

Per i lettori italiani: il menemismo fu un periodo di profonde trasformazioni economiche e sociali in Argentina (1989-1999), con privatizzazioni massicce, disoccupazione crescente e perdita di diritti lavorativi. I Redondos furono la colonna sonora di chi resisteva.

I loro concerti erano esperienze "full contact": chiunque poteva finire nel pogo (il corrispettivo argentino della mosha), lanciare bottiglie o vivere un'avventura imprevedibile. Erano una vera democrazia, dove tutti partecipavano degli stessi beni simbolici.

La malattia e l'addio definitivo

L'Indio Solari soffriva del morbo di Parkinson dal 2016. Questa condizione neurodegenerativa colpisce la produzione di dopamina, causando sintomi motori come rigidità muscolare, bradicinesia e instabilità, oltre a sintomi non motori come apatia e depressione. È morto il 5 giugno 2026 per un ictus emorragico.

La camera ardente a Villa Domínico ha radunato quasi un milione di persone, dimostrando la dimensione del suo impatto culturale. Un fenomeno paragonabile, per intensità, alle grandi adunate italiane per figure come Fabrizio De André o Giorgio Gaber.

Fonti

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