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24 anni dal Massacro di Avellaneda: il crimine che scosse l'Argentina

26/06/2026 15:59 - Sociales

Il contesto: un'Argentina in crisi profonda

Per comprendere cosa accadde il 26 giugno 2002, è necessario sapere che l'Argentina stava vivendo uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Nel dicembre 2001, il Paese era fallito economicamente: il governo aveva congelato i risparmi dei cittadini (evento noto come il "corralito"), la moneta si era svalutata drammaticamente e il dollaro era passato da 1 peso a 4 pesos in pochi mesi.

La disoccupazione aveva raggiunto livelli record, la povertà dilagava e le proteste sociali si moltiplicavano. Tra i manifestanti c'erano i "piqueteros" (dal termine spagnolo "piquete", picchetto): lavoratori disoccupati che bloccavano strade e ponti per rivendicare diritti fondamentali come lavoro e cibo.

Quel mercoledì, diverse organizzazioni di piqueteros si riunirono sull'avenida Pavón, nella città di Avellaneda (nell'area metropolitana di Buenos Aires), con l'intenzione di attraversare il Ponte Pueyrredón per raggiungere la Plaza de Mayo, il cuore politico dell'Argentina. Non arrivarono mai a destinazione.

La repressione brutale

Le colonne del Movimento Indipendente di Pensionati e Disoccupati e di Barrios de Pie (organizzazioni sociali argentinesi) marciavano verso il ponte quando incontrarono un forte dispositivo poliziale guidato dall'ispettore Alfredo Franchiotti. L'ordine del Governo era chiara: i manifestanti non dovevano attraversare.

La polizia iniziò a sparare proiettili di gomma, ma anche proiettili veri di piombo. I manifestanti si dispersero in tre direzioni. Sull'avenida Pavón, vicino alla Stazione Avellaneda della Ferrovia Roca, Maximiliano Kosteki, di 22 anni e originario di Guernica, cadde ferito da un colpo alla schiena. I suoi compagni lo trascinarono all'interno della stazione per proteggerlo.

Maximiliano Kosteki

  • Età: 22 anni
  • Origine: Guernica, Buenos Aires
  • Organizzazione: Coordinatrice dei Lavoratori Disoccupati "Aníbal Verón"
  • Causa della morte: Colpo alla schiena nella stazione ferroviaria

Darío Santillán

  • Età: 21 anni
  • Origine: Quartiere Don Orione, Buenos Aires
  • Ruolo: Responsabile della sicurezza dell'organizzazione
  • Causa della morte: Giustiziato a sangue freddo mentre soccorreva Kosteki

L'esecuzione a sangue freddo

All'interno della stazione, mentre tre o quattro giovani cercavano di soccorrere Kosteki, irruppe un gruppo di poliziotti guidato dall'ispettore Franchiotti e dall'agente Alejandro Acosta. Gli agenti avevano le armi in pugno e i ragazzi scapparono.

Darío Santillán rimase accovacciato vicino a Kosteki e alzò una mano in un vano tentativo di evitare che li attaccassero. Lo obbligarono ad alzarsi e, quando era di spalle, gli spararono a sangue freddo. Lo giustiziarono mentre soccorreva il suo compagno.

I poliziotti tentarono di nascondere le prove: raccolsero i bossoli rossi che identificavano il munizionamento letale. Volevano far credere che fosse stato uno scontro tra piqueteros.

L'insabbiamento ufficiale che durò meno di 24 ore

Il Governo tentò di distaccarsi immediatamente dalle morti. Parlò di un "complotto" e cercò di incolpare i piqueteros delle proprie morti. "I piqueteros si sono uccisi tra loro" fu la versione ufficiale.

Il segretario generale della presidenza, Aníbal Fernández, parlò di rapporti di intelligence che sostenevano che i manifestanti avevano concordato di iniziare una lotta armata. Il governatore di Buenos Aires, Felipe Solá, arrivò a dire alla Madre di Plaza de Mayo Nora Cortiñas: "Questo è uno scontro tra poveri contro poveri, stia tranquilla".

Le foto che rivelarono la verità

Le menzogne ufficiali furono smontate grazie al lavoro di due fotografi: Sergio Kowalewski e Pepe Mateos. Quest'ultimo entrò nella stazione e registrò la sequenza completa dell'assassinio di Santillán mentre soccorreva Kosteki.

Le immagini, pubblicate sui giornali Página/12 e Clarín, non lasciavano dubbi: mostravano l'esecuzione a sangue freddo e alle spalle, Franchiotti che trascinava il corpo di Santillán, e i bossoli rossi sparsi sul pavimento che provavano l'uso di munizioni letali.

Il giornalismo ottenne ciò che sembrava impossibile: smontare la versione ufficiale e esporre la verità davanti a tutta la società.

Le condanne: giustizia tarda ma effettiva

Il processo iniziò il 27 maggio 2005 e la sentenza fu emessa il 9 gennaio 2006. Il Tribunale Orale N° 7 di Lomas de Zamora emise le seguenti condanne:

Condamnato Carica Condanna Reato
Alfredo Franchiotti Ispettore Ergastolo Doppio omicidio e 7 tentati omicidi
Alejandro Acosta Agente Ergastolo Doppio omicidio e 7 tentati omicidi
Félix Vega Commissario 4 anni di prigione Insabbiamento aggravato
Gastón Sierra Ufficiale 3 anni di prigione Insabbiamento
Lorenzo Colman Agente 2 anni di prigione Insabbiamento
Celestino Robledo Ex poliziotto 10 mesi Usurpazione di autorità

Le sentenze furono confermate dalla Corte Suprema di Giustizia bonaerense nel dicembre 2014 e ratificate nel 2016 dalla Corte Suprema di Giustizia della Nazione.

Situazione attuale dei condannati

A 24 anni dal massacro, l'ex ispettore Franchiotti rimane in carcere. La Giustizia gli ha negato ripetutamente la libertà condizionale. Invece, l'ex agente Acosta ha ottenuto questo beneficio nell'ottobre 2024, dopo aver scontato vent'anni di condanna.

Memoria e omaggio

L'antica Stazione Avellaneda della Ferrovia Roca oggi si chiama "Maximiliano Kosteki e Darío Santillán" in memoria e omaggio ai due militanti popolari assassinati dalla Polizia della Provincia di Buenos Aires.

Ogni 26 giugno, organizzazioni sociali e per i diritti umani si mobilitano per ricordare Kosteki e Santillán, rivendicando la loro lotta per un Paese più giusto ed esigendo che non si ripetano mai più fatti di tale gravità.

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