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24 anni dalla Strage di Avellaneda: il sacrificio di Maxi e Darío che l'Argentina non dimentica

26/06/2026 18:22 - Actualidad

Un crimine che ha segnato la storia argentina

Il 26 giugno 2002, l'Argentina si svegliava scossa da una delle pagine più oscure della sua storia recente. Durante una mobilitazione di lavoratori disoccupati al Puente Pueyrredón, la Polizia della Provincia di Buenos Aires ha scatenato un'operazione repressiva che si è conclusa con la vita di due giovani: Maximiliano Kosteki (22 anni) e Darío Santillán (21 anni). I loro nomi sono rimasti incisi nella memoria collettiva come simboli di resistenza e dignità.

Il contesto: un paese in fiamme

La Strage di Avellaneda non fu un fatto isolato. Avvenne in un contesto di profonda crisi: la caduta del governo di Fernando De la Rúa, l'esplosione sociale del 19 e 20 dicembre 2001 (quando milioni di argentini scesero in piazza gridando "que se vayan todos", via tutti), e il governo provvisorio di Eduardo Duhalde che cercava di recuperare il controllo delle strade dopo mesi di proteste di massa.

Chi erano i piqueteros? Erano lavoratori disoccupati organizzati che bloccavano strade e ponti per rivendicare lavoro e sussidi. Nacquero negli anni '90 come risposta alla disoccupazione causata dalle politiche neoliberali. Nel 2002, costituivano una forza sociale fondamentale che cominciava ad articolarsi con le assemblee di quartiere e le fabbriche recuperate dagli operai.

L'operativo congiunto

Quella giornata fu dispiegato un operativo congiunto senza precedenti che incluse:

  • Gendarmería Nacional – Forza di sicurezza con giurisdizione in tutto il territorio
  • Prefectura Naval – Polizia costiera e fluviale
  • Policía Bonaerense – Polizia della Provincia di Buenos Aires
  • Policía Federal – Polizia federale
  • Personale civile e para-statale

Le forze di sicurezza disponevano di almeno due squadre speciali equipaggiate con munizioni di piombo, mentre la repressione ufficiale utilizzava gas e proiettili di gomma. Ci furono più di 30 feriti da proiettili veri quel giorno.

Numeri di quella giornata

Assassinati:2 giovani
Età di Maxi:22 anni
Età di Darío:21 anni
Feriti da piombo:+30 persone
Data:26/06/2002

L'insabbiamento che fallì

Il giorno dopo, i mezzi di comunicazione cercarono di installare la versione ufficiale: uno scontro tra piqueteros. Tuttavia, le fotografie scattate da Sergio Kowalewski e Pepe Mateos smontarono la menzogna governativa. Le immagini mostravano chiaramente che i giovani erano stati giustiziati dalla polizia mentre si ritiravano dal luogo.

Clarín, il principale giornale argentino, aveva inizialmente titolato che "la crisi aveva cobrado dos nuevas muertes" (la crisi aveva causato due nuove morti), evitando di menzionare la responsabilità poliziesca. La pressione popolare costrinse alla pubblicazione delle foto e la verità si impose.

Gli assassini materiali

Commissario Alfredo Franchiotti e caporale Alejandro Acosta furono i responsabili diretti degli omicidi. Esecutarono Darío Santillán mentre soccorreva Maximiliano Kosteki, già gravemente ferito.

Condanne (9 gennaio 2006):

  • Franchiotti: ergastolo (rimane in carcere nel 2026)
  • Acosta: ergastolo (ha ottenuto la libertà condizionale nell'ottobre 2024)

Queste condanne furono prodotto della lotta popolare, non di concessioni governative.

I responsabili politici (impuniti)

Gli organizzatori intellettuali della strage non furono mai processati:

  • Eduardo Duhalde – Presidente provvisorio (governava per delega del Congresso)
  • Aníbal Fernández – Funzionario poi riciclatosi nel kirchnerismo
  • Felipe Solá – Governatore della provincia di Buenos Aires
  • Juanjo Álvarez – Ministro della Seguridad bonaerense

Tutti rimangono senza condanna e diversi continuano a operare politicamente.

Il gesto che immortalò Darío

La fotografa Florencia Vespignani catturò l'istante finale di Darío Santillán: una mano che sosteneva Maxi moribondo e l'altra che frenava i repressori. Quel gesto simbolico divenne emblema di solidarietà, dignità e resistenza.

Come espresse Sergio Nicanoff nella sua rubrica radiofonica: "In quel gesto risiede un mondo. Lì c'è una pedagogia della dignità, dell'empatia con l'altro, antagonica all'ultradestra, che implica relazioni umane diverse, comunitarie, di uguaglianza".

L'eredità: Darío e Maxi come compagni di militanza

Oltre al gesto finale, fu recuperata la dimensione umana di entrambi i giovani:

Maximiliano Kosteki

Disegnatore, militante territoriale, partecipava attivamente alle attività comunitarie del movimento piquetero. La sua arte rifletteva il suo impegno sociale.

Darío Santillán

Lavorava nella fabbrica di blocchi e partecipava alle mense popolari (ollas populares). La sua militanza quotidiana costruiva comunità dalla base, senza discorsi grandiosi.

Questa dimensione comunitaria fu fondamentale per affrontare la demonizzazione che il potere cercò di installare. Come segnalò Nicanoff: "Bisogna portare la vita quotidiana, le pratiche comunitarie, e credo che lì risiedeva e risiede gran parte della legittimità".

La stazione che porta il loro nome

L'antica stazione Avellaneda della ferrovia Roca fu rinominata "Darío Santillán y Maximiliano Kosteki" in omaggio ai due giovani assassinati. Ogni 26 giugno, organizzazioni sociali, familiari e militanti si riuniscono lì per ricordare il loro lascito e rinnovare l'impegno con la memoria e la giustizia.

La Ferrovia Roca è una delle linee suburbane più importanti di Buenos Aires, che connette il sud della provincia con il centro della capitale. La stazione Avellaneda è un nodo strategico dove migliaia di lavoratori passano ogni giorno.

Cosa significa oggi la memoria di Maxi e Darío

In un'Argentina ancora segnata dalla disuguaglianza e dalla violenza istituzionale, la memoria della Strage di Avellaneda rappresenta un monito permanente: lo Stato non può reprimere impunemente le legittime richieste sociali. Il sacrificio di questi due giovani ha contribuito a consolidare i diritti democratici conquistati dopo la dittatura militare (1976-1983).

La lotta per la giustizia continuò per anni, con marce, atti di commemorazione e una persistente mobilitazione sociale. Il Tribunale Oral Federal di Lomas de Zamora, il 9 gennaio 2006, condannò i due poliziotti, istituendo un precedente fondamentale: la repressione ha conseguenze penali.

Una memoria che ci interpella

A 24 anni, la Strage di Avellaneda ci ricorda che le conquiste in materia di diritti umani e giustizia sono prodotto dell'organizzazione popolare. La condanna di Franchiotti e Acosta non fu una concessione dello Stato, ma il risultato di anni di mobilitazione e persistenza. Tuttavia, l'impunità dei responsabili politici rimane in sospeso, ricordandoci che la lotta per la giustizia è permanente. Per l'Argentina democratica, Maxi e Darío incarnano i valori della solidarietà e dell'impegno sociale che costruiscono una società più giusta.

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