12/07/2026 09:39 - Politica
L'annuncio del presidente dell'Argentina, Javier Milei, sulla possibilità di implementare una chiusura dello Stato o shutdown in stile statunitense ha generato un dibattito sulla sua fattibilità e necessità nel paese sudamericano.
Guido Rangugni, presidente dell'ASAP (Associazione Argentina del Bilancio e dell'Amministrazione Finanziaria Pubblica), ha conversato con il media Ámbito l'11 luglio 2026 per analizzare la misura. Secondo l'esperto, il meccanismo statunitense non si applica quando il bilancio non è sufficiente, ma quando non c'è una legge approvata.
In Argentina, se non c'è un accordo nel Congresso (il parlamento argentino), entra in vigore una prórroga del presupuesto (estensione del bilancio dell'anno precedente). Questo permette di ricalcolare i pagamenti del debito, eliminare i fondi per i progetti conclusi e adeguare le cifre in base all'IPC (l'Indice dei Prezzi al Consumo, che misura l'inflazione), ma proibisce di spendere di più in termini reali rispetto all'anno precedente.
Rangugni ha avvertito che la spesa del 2026 supererà il previsto a causa di un'inflazione reale superiore alle previsioni, dato che il 50% delle spese è legato all'IPC. Tuttavia, ha sottolineato che il governo non ha bisogno di uno shutdown per equilibrare i conti.
15% - 20%
in termini reali per le spese non previdenziali (escluse le pensioni), secondo l'Articolo 1 della legge di bilancio.
Infine, il presidente dell'ASAP ha rimarcato che, se il governo intendesse mandare i dipendenti pubblici in congedo senza retribuzione, dovrebbe modificare le leggi sul lavoro vigenti. Dal lato della spesa, non avrebbe senso, perché hanno tutti gli strumenti a portata di mano per contenere la spesa, ha concluso Rangugni, enfatizzando che la stabilità economica può essere raggiunta attraverso i meccanismi legali già disponibili, dimostrando grande fiducia nelle istituzioni e nelle normative del paese.
Alfredo S. Quiroga