20/07/2026 09:22 - Sociales
Il 19 luglio 2026 rimarrà nella memoria di tutti gli argentini. Nonostante la sconfitta per 1-0 contro la Spagna nella finale del Mondiale 2026, con un gol di Ferrán Torres al 106° minuto, l'affetto per la nazionale argentina di calcio è rimasto intatto. Per chi non conosce Buenos Aires, l'Obelisco è il monumento simbolo della città, situato in Piazza della Repubblica all'incrocio con la grandissima Avenida 9 de Julio, dove tradizionalmente i tifosi si riuniscono per celebrare le imprese sportive.
Migliaia di famiglie si sono recate in questo luogo storico per ringraziare la squadra allenata da Lionel Scaloni e per salutare Lionel Messi, alla sua ultima partita in un Mondiale, dove è stato sostituito al 70° minuto da Giuliano Simeone.
Dalle ore precedenti alla finale, la partecipazione nel centro di Buenos Aires è stata massiccia. L'obiettivo principale era riconoscere l'ottimo percorso della squadra e rendere omaggio alla più grande stella del calcio argentino. Secondo le testimonianze locali, la maggior parte dei presenti ha vissuto la serata con rispetto e affetto, dimostrando che il secondo posto al mondo è anch'esso un motivo di enorme orgoglio sportivo.
Tuttavia, come riportato da media locali come MinutoUno e El Litoral, intorno alle 23:30 di domenica, un piccolo gruppo di persone avrebbe iniziato a lanciare pietre e bottiglie contro gli agenti della Polizia Cittadina, abbattendo alcune delle barriere installate.
Il bilancio preliminare degli incidenti riporta 12 persone arrestate. Al momento, le autorità non avrebbero comunicato un bilancio definitivo dei feriti né i reati specifici contestati ai fermati.
Gli specialisti di sicurezza consigliano di mantenersi lontani dai focolai di tensione, rispettare i cordoni della polizia e utilizzare percorsi alternativi in caso di disordini. È fondamentale seguire i canali ufficiali del Governo della Città di Buenos Aires per conoscere i blocchi stradali e le modifiche ai trasporti pubblici, garantendo così un'esperienza sicura e piacevole nella meravigliosa capitale argentina.
Alfredo S. Quiroga