Un ritorno segnato dal rifiuto della curva
Il 23 agosto 2026, il Cívitas Metropolitano è stato teatro di una delle giornate più tese nel rapporto tra Julián Álvarez e la tifoseria dell'Atlético de Madrid. Durante la previa della partita contro il Villarreal per la La Liga, quando lo schermo gigante ha proiettato l'immagine dell'attaccante argentino con la maglia numero 19, un fischio assordante è sceso dalle quattro tribune dello stadio, coprendo la voce dell'annunciatore.
La reazione si è ripetuta quando l'argentino è entrato in campo al minuto 66 del secondo tempo. I tifosi non solo hanno fischiato ogni volta che toccava il pallone, ma hanno anche gridato "fuori" al momento del suo ingresso. Le telecamere hanno inquadrato l'ex River Plate seduto in panchina, con lo sguardo fisso a terra e un'espressione di evidente sconforto.
La decisione del club: uscire da solo
Al termine della partita, terminata 2-2 con gol di Giuliano Simeone, i giocatori dell'Atlético si sono riuniti nel cerchio di centrocampo per applaudire i tifosi, ma Julián Álvarez si è allontanato e si è diretto da solo verso gli spogliatoi, senza partecipare al saluto abituale. Questa immagine ha generato speculazioni, ma l'allenatore Diego Simeone ha chiarito in conferenza stampa che è stata una decisione del club:
"Mi diceva la gente del club, che il club ha deciso che lui non si avvicini a salutare con i suoi compagni la gente. La decisione non è stata di Julián Álvarez, è stata del club, che ha preso la decisione di allontanarlo e separarlo per farlo andare verso gli spogliatoi."
Secondo il portale spagnolo Marca, la misura è stata presa per evitare un nuovo scontro con la curva, che aveva già espresso la sua rabbia durante il riscaldamento e all'ingresso del calciatore. Lo stesso Simeone aveva dichiarato giorni prima di rispettare la tifoseria, ma che dal punto di vista sportivo volevano proteggere il giocatore.
Il conflitto di fondo: la richiesta di trasferimento al Barcellona
La tensione si trascina da mesi. Secondo quanto riportato da Marca, Julián Álvarez ha comunicato all'Atlético de Madrid il 25 maggio 2026 la sua intenzione di trasferirsi al Barcellona, senza contemplare altre alternative. Durante il Mondiale, il giocatore ha dichiarato pubblicamente che "la cosa migliore per tutti era un trasferimento". Tuttavia, la dirigenza colchonera si è rifiutata di venderlo, bloccando l'unica uscita che l'attaccante era disposto ad accettare.
La disputa ha anche una dimensione economica: nell'entourage dell'attaccante si parla di una richiesta di almeno 150 milioni di euro per negoziare la sua partenza, la stessa cifra per cui il club ha rifiutato un'offerta precedente del Real Madrid. Con contratto fino al 2030, il delantero non ha ancora un accordo per andarsene. Anche l'Arsenal di Mikel Arteta ha mostrato interesse, ma l'argentino lo ha rifiutato per la sua priorità di restare in Spagna e per restrizioni sul visto in Inghilterra.
Il sostegno dei compagni
Il portiere e capitano Jan Oblak ha chiesto unità dopo la partita: "Credo che dobbiamo essere tutti uniti. Julián è con noi nella squadra, finché è qui lo supporteremo. Lo vogliamo nel migliore dei modi, perché sappiamo cosa può dare. È una situazione che non è comoda per nessuno, speriamo si risolva e tutti siamo felici alla fine della stagione".
Inoltre, il club aveva già mostrato la sua posizione ferma: l'azionista di maggioranza Miguel Ángel Gil Marín ha chiarito che il giocatore non sarà venduto al Barcellona. La tensione è aumentata anche con la comparsa di bandiere contro il calciatore nella Ciudad Deportiva di Majadahonda, con scritte come "Julián fuori" e il numero 19 con un simbolo di divieto.
Un futuro incerto
Per ora, Julián Álvarez è ancora un giocatore dell'Atlético de Madrid, ma il suo rapporto con la tifoseria è rotto. La prossima partita in casa sarà il 16 settembre contro l'Osasuna, e bisognerà vedere come evolverà la situazione. Nel frattempo, l'attaccante argentino dovrà convivere con un ambiente ostile in ogni presentazione, almeno finché non si risolverà il suo futuro.
Fonti: Rosario3, Infobae, TyC Sports