L'amministrazione di Donald Trump starebbe valutando una drastica misura per abbassare i prezzi interni del carburante prima delle elezioni legislative: proibire l'esportazione di diesel per tre mesi. Mentre la fazione politica punta a dare sollievo agli agricoltori, gli economisti avvertono che tale mossa potrebbe causare un effetto boomerang, facendo impennare il prezzo della benzina e destabilizzando l'energia globale.

Interventismo energetico in vista dei Midterms

Il governo statunitense starebbe considerando l'implementazione di un divieto di esportazione di diesel per un periodo di 90 giorni. Questa misura, sostenuta dal presidente Donald Trump e dal vicepresidente JD Vance, risponderebbe alle forti pressioni dei settori agricoli e dei legislatori repubblicani — guidati dal senatore Chuck Grassley — che richiedono una riduzione immediata dei costi operativi prima delle elezioni di metà mandato (i cosiddetti Midterms).

L'obiettivo strategico sarebbe quello di reindirizzare i carichi destinati a Europa e Asia verso il mercato interno, aumentando così l'offerta domestica per abbassare il prezzo al consumo, che ha raggiunto livelli critici per l'economia americana.

Il contesto: perché i prezzi sono saliti?

Il prezzo medio del gallone di diesel (unità di misura comune negli USA, pari a circa 3,78 litri) sarebbe salito fino a 6,52 USD nel settembre 2026. Questo picco sarebbe stato causato da fattori geopolitici, tra cui il conflitto con l'Iran e gli attacchi ucraini alle raffinerie russe, che hanno ridotto l'offerta globale di greggio.

Dati Chiave del Mercato

Prezzo Diesel (Sett. 2026): 6,52 USD / gallone
Export USA al mondo: 1,5 milioni barili/giorno
Quota mercato marittimo: 20% del totale

Fratture interne e rischi tecnici

La proposta starebbe creando una profonda divisione all'interno del gabinetto. Da un lato l'ala politica preme per l'annuncio; dall'altro, l'equipe economica — composta dal Segretario all'Energia Chris Wright, dal Segretario al Tesoro Scott Bessent e dal Segretario dell'Interno Doug Burgum — si oppone al blocco totale, suggerendo approcci volontari o aggiustamenti tecnici.

Rischio Sistemico: La Camera di Commercio USA e l'American Petroleum Institute (API) avvertono che, poiché diesel, benzina e cherosene condividono lo stesso processo di raffinazione, un calo nella produzione di diesel potrebbe aumentare il prezzo della benzina di circa 30 centesimi per gallone.

A livello internazionale, una restrizione di questa portata potrebbe far impennare i prezzi globali, esponendo gli Stati Uniti a possibili ritorsioni commerciali da parte dei loro stessi alleati.

Scenari Futuri e Proiezioni

  • Potrebbe verificarsi un effetto rimbalzo: il calo temporaneo del diesel sarebbe compensato da un aumento della benzina domestica.
  • Gli USA potrebbero perdere influenza energetica in Asia ed Europa, spingendo gli alleati a cercare nuovi fornitori.
  • La Casa Bianca potrebbe optare per un accordo di volontarietà con le raffinerie per evitare il costo politico di un divieto formale.
  • Si genererebbe una pressione immediata al rialzo sui futures del gasolio nei mercati europei.