Il ministro della Migrazione svedese, Johan Forssell, difende gli ordini di espulsione contro i cittadini britannici che non hanno regolarizzato la loro posizione dopo la Brexit. Nel frattempo, Joyce Thomas, una vedova di 78 anni con 21 anni di residenza, deve lasciare il Paese entro l'8 settembre o rischia la deportazione e un possibile divieto di ingresso nello spazio Schengen.

Il governo svedese ha difeso la sua posizione ferma nell'applicazione dell'accordo di recesso dalla Brexit, che richiede ai cittadini britannici residenti in Svezia di presentare una domanda formale per mantenere il diritto di soggiorno. Secondo quanto riportato da The Guardian, il ministro della Migrazione, Johan Forssell, ha assicurato che la Svezia ha adempiuto ai suoi impegni e che la Commissione Europea sostiene il suo approccio.

Tuttavia, casi come quello di Joyce Thomas, una britannica di 78 anni che risiede in Svezia da 21 anni, hanno acceso un intenso dibattito sulla durezza delle misure. Thomas, vedova e madre di un figlio che vive in Svezia, ha ricevuto l'ordine di lasciare il Paese entro il 8 settembre o di affrontare la deportazione e un possibile divieto di ingresso nello spazio Schengen.

Il caso di Joyce Thomas: una vita costruita in Svezia

Joyce Thomas si è trasferita in Svezia per stare vicino a suo figlio e ai suoi nipoti. Il suo defunto marito, anch'egli britannico, aveva consultato le autorità svedesi sui requisiti della Brexit e gli era stato assicurato che non dovevano fare nulla. Quelle informazioni si sono rivelate errate, e ora Thomas rischia l'espulsione.

Il caso è stato evidenziato dai media locali e internazionali come un esempio delle conseguenze umane dell'applicazione rigorosa delle norme migratorie post-Brexit.

Altri casi e cifre allarmanti

Un altro caso emblematico è quello di John Sellers, un britannico di 34 anni deportato nonostante fosse vissuto in Svezia dall'età di 10 anni. Sellers, cresciuto in Svezia, non ha presentato la domanda formale richiesta ed è stato espulso dal Paese.

Secondo i dati di Eurostat (2021-2025), 2.490 britannici hanno ricevuto ordini di lasciare la Svezia, pari al 32,9% dei 7.565 casi in tutta l'Unione Europea. La Svezia è uno dei 13 Paesi dell'UE che richiedevano domande formali per consentire ai britannici di rimanere dopo la Brexit.

Reazioni e critiche

Il deputato locale del Partito di Sinistra, Häkan Svenneling, ha criticato la posizione del governo svedese, definendola sproporzionata e priva di empatia. Da parte sua, David Milstead, dell'organizzazione Brits in Sweden, ha messo in dubbio che l'approccio svedese sia coerente con la legge dell'UE.

Il ministro Forssell ha indicato che il governo sta studiando possibili misure per facilitare il processo in futuro, senza fornire dettagli concreti. Nel frattempo, il Foreign Office del Regno Unito ha sollevato la questione nel comitato specializzato sui diritti dei cittadini, e l'IMA (Autorità di Monitoraggio Indipendente) del Regno Unito ha adottato un approccio più robusto rispetto alla Commissione Europea per proteggere i cittadini britannici colpiti.

Contesto: la Brexit e i diritti dei cittadini

L'accordo di recesso dalla Brexit, firmato nel 2020, ha stabilito un periodo di transizione e meccanismi per proteggere i diritti dei cittadini dell'UE nel Regno Unito e viceversa. Tuttavia, l'attuazione è variata tra gli Stati membri, e la Svezia è stata tra i più severi nel richiedere domande formali.

Per i britannici che non hanno presentato la domanda in tempo, le conseguenze possono essere gravi, inclusa la perdita del diritto di soggiorno e il divieto di rientro nello spazio Schengen.

Cosa succederà a Joyce Thomas?

Joyce Thomas ha tempo fino all'8 settembre per lasciare volontariamente la Svezia. Se non lo farà, potrebbe essere deportata e rischiare un divieto di ingresso nello spazio Schengen, impedendole di visitare suo figlio e i suoi nipoti in futuro.

Il caso ha generato un'ondata di solidarietà in Svezia e nel Regno Unito, con petizioni e campagne per chiedere al governo svedese di riconsiderare la sua decisione. Nel frattempo, la comunità britannica in Svezia resta in attesa, sperando che le autorità trovino una soluzione umanitaria.