Con oltre un anno di anticipo, la politica argentina è già in modalità elettorale. Il governo di Javier Milei ha avviato trattative con il PRO di Maurizio Macri per una possibile coalizione, mentre il peronismo si prepara a una dura sfida interna tra il kirchnerismo e il governatore Axel Kicillof. La riunione tra Karina Milei e gli inviati di Macri ha dato il via alla lunga marcia verso le elezioni presidenziali.

La politica argentina è già entrata in modalità elettorale. Con più di un anno di anticipo, il governo e l'opposizione hanno iniziato a delineare alleanze e candidature per le elezioni del 2027, in uno scenario segnato dalla polarizzazione e dall'incertezza economica.

L'avvicinamento tra La Libertad Avanza e il PRO

Mercoledì scorso, la segretaria generale della Presidenza, Karina Milei, ha incontrato i rappresentanti del PRO nella Casa Rosada, dopo due conversazioni telefoniche con Maurizio Macri. L'incontro, durato circa 25 minuti, è stato il primo passo per esplorare una possibile coalizione elettorale.

Secondo quanto emerso, il governo non si sente più così sicuro elettoralmente come dopo le elezioni di ottobre scorso. Il calo dell'approvazione presidenziale e il malessere sociale per la situazione economica hanno spinto i fratelli Milei a riconsiderare la loro strategia di autosufficienza elettorale.

All'incontro hanno partecipato Martín Menem, Eduardo Lule Menem, Diego Santilli, Cristian Ritondo e Fernando de Andreis. Le versioni sull'esito sono contraddittorie: mentre De Andreis ha dato una versione ottimista in privato, altri interlocutori di Macri hanno riferito che l'incontro è stato negativo.

I punti di accordo e le differenze

Uno dei punti di convergenza sarebbe la candidatura di Diego Santilli per la carica di governatore della provincia di Buenos Aires. Tuttavia, la candidatura per la carica di capo del governo della Città Autonoma di Buenos Aires (CABA) resta irrisolta, con una disputa latente tra Maurizio Macri e Jorge Macri.

Un'altra differenza chiave è il futuro delle PASO (Primarie Aperte Simultane e Obbligatorie). Il governo vuole eliminarle, mentre il PRO le difende. Il progetto di eliminazione è stato presentato al Senato il 22 aprile 2026, ma non ha ancora i voti necessari per l'approvazione.

La sfida interna peronista: Kicillof contro il kirchnerismo

Nell'opposizione, la disputa è sempre più esplicita. Martedì scorso, Axel Kicillof ha incontrato Máximo Kirchner in un hotel del quartiere Retiro, circondato dall'alta dirigenza del kirchnerismo: i governatori di La Pampa, La Rioja, Terra del Fuoco e Formosa, e i capi dei blocchi parlamentari José Mayans e Germán Martínez.

L'unica dimostrazione di forza che Kicillof ha potuto fare è stata l'incorporazione di Santiago Cúneo, un dirigente di scarso peso elettorale e pessima immagine pubblica. Il rapporto tra Kicillof e Cristina Kirchner è rotto dall'ottobre 2025, e il governatore cerca di strappare il controllo del peronismo attraverso una sfida interna al partito.

Il contesto: sondaggi ed economia

I sondaggi riflettono uno scenario complesso per il governo. Secondo l'indagine dell'Università di San Andrés, il 61% disapprova la gestione di Milei e il 57% ritiene che il paese sia peggiorato. La preoccupazione per la disoccupazione raggiunge il 41% e l'inflazione rimane un tema centrale.

La morosità è un altro dato allarmante: 5,3 milioni di persone hanno debiti con oltre 3 mesi di ritardo, e la mora media nei portafogli virtuali si aggira intorno al 30%. Il ministro dell'Economia, Luis Caputo, ha definito i tassi dei portafogli virtuali abusivi, ma non ci sono ancora misure concrete.

La posta in gioco

Non è in gioco solo chi occuperà la Casa Rosada, ma il futuro del sistema dei partiti e il modo di fare affari con lo Stato. Gruppi economici di prima grandezza perdono appalti che prima non perdevano, e i lavori pubblici non si negoziano più con la corporazione processata nel caso dei quaderni.

La sfida di Milei è vincere al primo turno. Un ballottaggio sarebbe un rischio enorme, perché lì si unirebbero tutte le varianti dell'opposizione. La storia recente lo dimostra: Macri vinse nel 2015 per meno di due punti contro un peronismo logorato.

Per ora, la politica argentina si prepara a una lunga campagna elettorale, con un governo che cerca alleati e un'opposizione che si lacera in lotte interne.