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L'ondata globale di divieti sui social media per i minori: il momento 'Big Tobacco' della tecnologia?

27/06/2026 13:50 - Tecnologia

L'effetto domino che sta cambiando il mondo digitale

Quando l'Australia ha implementato nel dicembre 2025 il divieto più rigoroso al mondo contro l'uso dei social media da parte dei minori di 16 anni, il pianeta ha osservato con un misto di scetticismo e ammirazione. Sei mesi dopo, quell'esperimento si è trasformato in un movimento globale senza precedenti.

Secondo i dati di Tech Policy Press, un'organizzazione non profit che monitora le politiche tecnologiche, più di 40 paesi hanno avviato sforzi legislativi per vietare o limitare l'accesso dei minori alle piattaforme social. La domanda che tutti si pongono: è questo il "momento Big Tobacco" della tecnologia?

Nota: il termine "Big Tobacco" si riferisce al momento storico in cui l'industria del tabacco è stata regolamentata severamente dopo decenni di danni alla salute pubblica. Molti esperti paragonano ora le grandi aziende tecnologiche a quell'industria.

Paesi con divieti attivi

  • Australia: Minori di 16 anni (dicembre 2025)
  • Indonesia: Minori di 16 anni (marzo 2026)
  • Malesia: Divieto implementato a giugno 2026
  • Regno Unito: Implementazione prevista per l'inizio del 2027
  • Francia: Limite di età a 15 anni
  • Austria: Restrizione per minori di 14 anni
  • Norvegia: Espansione da 13 a 16 anni
  • Cina: Restrizioni dal 2021 (limiti al gaming)

Misure complementari implementate

  • Brasile: Divieto di cellulari nelle scuole per tutte le età
  • Polonia, Danimarca, Inghilterra: Divieto di smartphone nelle scuole
  • Spagna: Responsabilità penale diretta per dirigenti di social media per discorsi d'odio
  • Canada: Esoneri per aziende che dimostrino politiche di protezione
  • Cina (Douyin/TikTok): 40 minuti giornalieri per minori di 14 anni, solo tra le 6:00 e le 22:00

Le cause che stanno cambiando la storia

Il movimento normativo non nasce dal nulla. Negli ultimi mesi, distretti scolastici, funzionari governativi e migliaia di famiglie hanno presentato cause contro le piattaforme di social media accusandole di danneggiare la salute mentale dei giovani.

Un caso storico in California ha ritenuto Meta e YouTube legalmente responsabili per aver progettato prodotti deliberatamente progettati per creare dipendenza nei giovani utenti. L'avvocato Mark Lanier è stato categorico durante le arringhe finali: "Come fai a far sì che un bambino non metta mai giù il telefono? Si chiama ingegneria della dipendenza. L'hanno progettato, hanno messo queste caratteristiche nei telefoni".

Le accuse includono:

  • Progettazione deliberata di prodotti progettati per creare dipendenza
  • Mancanza di protezione dei minori da predatori sessuali
  • Esposizione a contenuti pericolosi senza controlli adeguati
  • Algoritmi che massimizzano il tempo di permanenza

Il risultato in Australia: funziona il divieto?

Il governo australiano ha riferito che quasi 5 milioni di account identificati come appartenenti a minori sono stati chiusi. Tuttavia, un sondaggio dell'ufficio di sicurezza online del paese ha rivelato che circa due terzi dei giovani che avevano account prima del divieto sono riusciti a mantenere l'accesso.

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha difeso la misura di fronte alle critiche: "Gli adolescenti riescono a eludere anche altre leggi, ma non diciamo: 'Oh, guarda, un adolescente è riuscito a procurarsi alcol in qualche modo, quindi non disturbiamoci a vietare la vendita di alcol ai minori'. Sarebbe assolutamente ridicolo".

La posizione di Amnesty International

Amnesty International ha definito il divieto australiano come una "soluzione rapida inefficace" che è "obsoleto rispetto alle realtà di una generazione digitale".

Damini Satija, portavoce dell'organizzazione, ha dichiarato: "Il modo più efficace per proteggere i bambini e i giovani online è proteggere tutti gli utenti dei social media attraverso una migliore regolamentazione, leggi più forti sulla protezione dei dati e un migliore design delle piattaforme".

La prospettiva dei Paesi scettici

L'Italia è stata un caso degno di nota. La prima ministra Giorgia Meloni ha espresso i suoi dubbi: "Non sono contraria a un divieto di social media per i minori di 16 anni, ma non sono convinta che questa proposta da sola possa risolvere il problema perché quel tipo di divieto può essere facilmente eluso".

L'India, il mercato più grande di social media al mondo, non ha implementato restrizioni significative, dove il tema rimane marginale.

Il caso particolare degli Stati Uniti

Nel paese dove sono nate le grandi aziende tecnologiche, la situazione è complessa. La Florida ha implementato una delle politiche più rigorose: divieto per minori di 14 anni e obbligo di permesso genitoriale per i giovani di 15 anni. Lo Utah ha approvato una legislazione simile, ma i tribunali hanno bloccato alcuni parametri di verifica dell'età per violazione della libertà di espressione.

Justin Hendrix, CEO di Tech Policy Press, mette in guardia sulle motivazioni dietro alcune restrizioni: "Alcune derivano da motivazioni socialmente conservatrici, sulla limitazione dell'accesso alla pornografia o ai contenuti LGBTQ, e in alcuni casi si tratta più di preoccupazioni sulla dipendenza o sugli effetti sulla salute mentale".

L'espansione verso l'intelligenza artificiale

Il dibattito non si limita ai social media tradizionali. Il Regno Unito ha annunciato che il suo divieto includerà un limite di età di 18 anni per i chatbot romantici progettati per simulare relazioni sessuali. Il Canada richiede che le aziende dietro i chatbot di IA implementino barriere di sicurezza per ridurre il rischio di comunicazione di contenuti dannosi.

La Norvegia imporrà un divieto quasi totale dell'uso di strumenti di IA generativa nelle scuole primarie e ne restringerà l'uso tra gli studenti più grandi.

Cosa succederà ora?

Hendrix riflette sul panorama attuale: "C'è un'enorme quantità di attività in questo momento, per gestire questa straordinaria quantità di tecnologia che è presente nella vita dei bambini e degli adolescenti, a casa e a scuola. E quando fai un passo indietro, penso che tu lo veda come un tutto unico: Non sappiamo quello che stiamo facendo".

L'esperienza con i social media sta influenzando il modo in cui i legislatori affrontano l'intelligenza artificiale. Come sottolinea Hendrix: "Senti molti legislatori dire: 'Non vogliamo ripetere i nostri errori'".

Fonte: The Guardian

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