14/07/2026 10:18 - Economia
La Banca Centrale della Repubblica Argentina (BCRA) ha dispiegato una strategia aggressiva per mantenere la stabilità del cambio, impiegando US$1.000 milioni nel mercato dei futures e delle obbligazioni durante luglio 2026. Questo intervento fa parte di uno scudo più ampio di US$20.000 milioni progettato per evitare salti nella quotazione.
Le misure includono l'intervento nei futures, la vendita di obbligazioni legate al dollaro (dollar-linked) e la gestione della liquidità attraverso operazioni di pronti contro termine (chiamate in Argentina 'operazioni di pase'). Inoltre, è stato rinnovato un prestito 'repo' per US$6.000 milioni con 10 banche, rafforzando la posizione dell'autorità monetaria.
Il dollaro ufficiale ha chiuso in calo per il secondo giorno consecutivo, cancellando il rialzo accumulato a luglio. D'altra parte, il 'dólar blue' (il tasso di cambio del mercato parallelo in Argentina, molto usato dalla popolazione) è balzato di 15 pesos, chiudendo a $1.520 a Buenos Aires e $1.536 a Córdoba. Il rischio Paese si colloca a livelli non visti da marzo 2018, intorno ai 400 punti base; secondo analisti di società di consulenza come Facimex Valores, GMA e Clave Bursátil, questo indicatore potrebbe scendere a 350 o addirittura 300 punti in assenza di rumori politici.
Il governo nazionale, da parte sua, ha effettuato un pagamento del debito per US$4.200 milioni e ha in programma di lanciare il 'Bonar 2029' (un'obbligazione in dollari emessa dallo Stato argentino) per US$2.000 milioni il 15 luglio 2026. Il piano finanziario per il 2027 proietta una copertura di US$24.900 milioni.
Con tassi di deposito a termine (conosciuti in Argentina come 'plazo fijo') che oscillano tra il 16% e il 19,5% TNA (Tasso Nominale Annuo) e un'inflazione prevista per giugno intorno all'1,8%, il carry trade torna a essere una strategia interessante per gli investitori. Questa differenza permette ai risparmiatori di guadagnare in pesos e poi convertirli in dollari a un tasso di cambio controllato, in un contesto in cui il BCRA cerca di ancorare il dollaro vicino ai $1.500.
Alfredo S. Quiroga