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Scossa in Italia: muore un migrante marocchino immobilizzato dalla polizia a Bologna

20/07/2026 19:16 - Internacionales

Cosa è successo nel quartiere Pilastro

La domenica 19 luglio 2026, poco dopo mezzogiorno, in via Italo Svevo, nel quartiere periferico del Pilastro, Bologna, diversi vicini hanno chiamato la polizia per segnalare un uomo in stato di agitazione che aveva danneggiato un'auto parcheggiata nel garage di un edificio residenziale.

Quando gli agenti sono arrivati, hanno trovato Abderrahim Fakir, un uomo di 43 anni di origine marocchina, residente in Italia dai 7 anni e in attesa del rinnovo del permesso di soggiorno. Secondo la ricostruzione della polizia, gli agenti hanno spruzzato Fakir con uno spray irritante (spray al peperoncino) e, con l'aiuto di diversi cittadini, lo hanno tenuto sdraiato a faccia in giù mentre cercavano di legargli polsi e caviglie con fascette di plastica.

Un video registrato da un vicino da un edificio adiacente — ampiamente diffuso sui social e che sarà una parte centrale dell'indagine — mostra due agenti sulla schiena e sulle gambe di Fakir, mentre un terzo gli preme la testa contro l'asfalto. Per oltre due minuti, si sente Fakir urlare chiedendo aiuto e lamentandosi per il dolore. Poi, la sua voce non si sente più e il suo corpo smette di muoversi. Uno dei poliziotti, notando che non reagisce, gli dà due colpi leggeri sulla guancia senza ottenere risposta. Un operatore sanitario si avvicina circa trenta secondi dopo, gira il corpo su un fianco, ma Fakir era già morto.

Chi era Abderrahim Fakir?

Abderrahim Fakir era un imprenditore marocchino, proprietario di una piccola azienda di traslochi e pulizie. La sua avvocata lo ha descritto come una persona 'perfettamente integrata' nella società italiana. Negli ultimi mesi aveva espresso una crescente paura — secondo la sua avvocata, infondata — di essere espulso dal paese, nonostante la sua situazione migratoria fosse in regola. La sua famiglia ha confermato che soffriva di asma, una condizione che può causare attacchi che rendono difficile la respirazione, innescati anche da fattori emotivi o stress fisico. Fakir era iscritto al sindacato di base SI Cobas.

Confronti con George Floyd

La rete pubblica italiana Rai News ha tracciato un parallelo diretto con la morte di George Floyd nel 2020 negli Stati Uniti, descrivendo 'una scena che inevitabilmente ricorda' quell'episodio che ha innescato proteste di massa contro la violenza poliziesca in tutto il mondo.

Il cognato della vittima, identificato come Mimi, ha raccontato alla stampa locale che gli agenti 'gli hanno messo due gambe sul collo finché non ha smesso di respirare' e ha definito l'accaduto 'qualcosa che si vede solo nei film americani o su TikTok'. La sorella di Fakir, Katia Fakir, ha ritenuto direttamente responsabili gli agenti: 'Se qualcuno è nervoso, devi calmarlo, non ucciderlo sotto il sole'.

Proteste e risposta sociale

La sera di domenica, circa 300 persone si sono riunite spontaneamente nel quartiere Pilastro per chiedere giustizia, in una manifestazione di dolore collettivo. Il sindaco di Bologna, Matteo Lepore (Partito Democratico), ha indetto un raduno questo lunedì nella centrale Piazza del Nettuno.

Il sindacato SI Cobas, a cui Fakir era iscritto, ha proclamato uno sciopero regionale di 24 ore nel settore privato a partire dalle dieci di sera di domenica. In una nota dichiaravano: 'I poliziotti, senza pietà, hanno ucciso Abderrahim Fakir, un ex iscritto al nostro sindacato'.

Lo 'scudo penale': una legge che tutela gli agenti

La Procura di Bologna ha aperto indagini per omicidio colposo, ma né i due poliziotti che hanno partecipato all'immobilizzazione né i quattro sanitari presenti sono stati formalmente imputati. Sono invece stati iscritti in un registro delle indagini preliminari abilitato dal cosiddetto 'modello 45 bis', un meccanismo introdotto a maggio 2026 dal decreto Sicurezza del governo di Giorgia Meloni.

Questa norma permette di ritardare l'apertura di un caso penale contro le forze dell'ordine quando ci sono indizi che abbiano agito protetti da una causa di giustificazione, come la legittima difesa o l'adempimento del dovere. È la prima volta che questo strumento — definito dai suoi detrattori come uno 'scudo penale' per la polizia — viene applicato in Italia.

L'autopsia, ordinata dalla procura, dovrà determinare l'esatta causa della morte di Fakir.

Reazioni politiche e diplomatiche

Le reazioni politiche hanno seguito una divisione prevedibile. La senatrice del Partito Democratico Sandra Zampa ha richiesto l'intervento del ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. La senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra, Ilaria Cucchi, ha annunciato di star preparando un'interrogazione parlamentare.

Dalla maggioranza, la Lega ha chiesto di non anticipare 'condanne pregiudizievoli' prima di analizzare le immagini delle bodycam degli agenti. Il deputato di Fratelli d'Italia Galeazzo Bignami, partito di maggioranza del governo di coalizione, ha dichiarato che l'intervento degli agenti è stato 'portato avanti con professionalità'.

L'ambasciatore del Marocco in Italia ha riferito che stanno seguendo da vicino l'evoluzione del caso e confidano nel sistema giudiziario italiano, secondo quanto riportato dal media Agencia Nova.

Contesto: la svolta repressiva in Europa

La morte di Fakir avviene in un contesto di inasprimento generalizzato delle politiche migratorie nell'Unione Europea. Il 17 giugno 2026, il Parlamento Europeo ha approvato in via definitiva il nuovo Regolamento di Rientro, spinto da un'alleanza tra conservatori e forze di estrema destra. La norma permette di perquisire le abitazioni di migranti in situazione irregolare e amplia i periodi di detenzione e i divieti di ingresso.

In Italia, il governo di Giorgia Meloni ha promosso una politica di esternalizzazione delle frontiere, come i centri di detenzione per migranti costruiti in Albania. Figure dell'estrema destra, come il generale Roberto Vannacci — espulso dall'Esercito, eletto europarlamentare per la Lega nel 2024 e fondatore del partito Futuro Nazionale a febbraio 2026 — hanno diffuso discorsi che stigmatizzano i migranti e le persone razzializzate.

Il caso di Abderrahim Fakir presenta anche una rassomiglianza scioccante con quanto accaduto il 17 giugno 2025 a Torrejón de Ardoz (Madrid), dove un poliziotto municipale fuori servizio ha strangolato fino a uccidere un altro uomo chiamato anch'egli Abderrahim, dopo averlo accusato di aver tentato di rubargli il telefono.

Familiari, vicini e organizzazioni antirazziste di Bologna chiedono che vengano chiarite le responsabilità degli agenti intervenuti e che il caso non rimanga impunito. Le indagini giudiziarie rimangono aperte.

Fonti: Infobae, El Salto, IzquierdaDiario, Agencia Nova

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