22/07/2026 18:37 - Actualidad
Dopo la sconfitta della Nazionale Argentina contro la Spagna per 1-0 il 19 luglio 2026, il mondo del calcio è stato segnato non solo dal risultato, ma da una insolita campagna di ostilità contro il paese sui social network. Vari media internazionali e figure pubbliche hanno spinto narrazioni che accusavano l'Argentina di essere un paese razzista e violento, e di aver presumibilmente goduto dell'aiuto arbitrale, un fenomeno battezzato in rete come ArgenFIFA (un gioco di parole tra Argentina e FIFA, per indicare un torneo truccato a loro favore).
Secondo quanto dettagliato dalla società di consulenza Ad Hoc Digital, specializzata in conversazione digitale, nelle ultime ore sono state registrate 2,7 milioni di menzioni negative. Di queste, 826.000 sono state collegate al presunto razzismo in Argentina, mentre 764.000 hanno menzionato Israele nell'ambito della polemica (a causa della posizione filo-israeliana del presidente argentino Javier Milei), e 688.000 hanno alluso al termine ArgenFIFA, segnalando un mondiale presumibilmente truccato, come riportato dai media argentini La Política Online e La Nación.
La campagna ha trovato amplificatori inaspettati. L'attore statunitense Samuel L. Jackson ha condiviso un messaggio chiedendo di non supportare l'Argentina, definendola uno dei paesi più razzisti del mondo. Da parte sua, l'attore spagnolo Javier Bardem ha manifestato il suo supporto alla Spagna a causa della posizione politica del presidente argentino, Javier Milei, riguardo a Israele.
La cantante spagnola Rosalía ha anch'essa replicato un messaggio celebrando la sconfitta argentina, il che ha generato una reazione inaspettata: diversi fan a Buenos Aires hanno messo in vendita i biglietti per il suo concerto in segno di ripudio per la provocazione. Anche l'economista greco Yanis Varoufakis si è trovato coinvolto nella controversia, dovendo rispondere delle politiche migratorie del proprio paese dopo aver criticato l'Argentina.
In questo contesto, il presidente Javier Milei ha respinto le critiche citando una frase che ha attribuito a Winston Churchill, sebbene verifiche successive abbiano indicato che appartiene a Victor Hugo. Milei ha condiviso una mappa dell'Argentina con la scritta 'Ora il mondo vedrà dove può arrivare un paese pieno di argentini', come si può leggere su Infobae.
Il consulente in Affari Pubblici Digitali, Lucas Malaspina, ha spiegato a Infobae che gli algoritmi di piattaforme come TikTok, X e Instagram, uniti alla traduzione automatica, hanno moltiplicato la portata dei messaggi. Il sistema di incentivi dei social media fa sì che i creatori di contenuti producano materiale che rende meglio se genera rabbia o polemica, ha affermato, precisando che non ci sono prove di un'operazione centralizzata, ma campagne sparse esacerbate dalla tecnologia.
Da parte sua, lo storico Ezequiel Adamovsky, in un saggio per la Revista Anfibia, ha avvertito che il razzismo è una questione troppo importante per discuterla nel modo sbagliato. Adamovsky riconosce che l'Argentina è un paese razzista come lo sono tutti quelli dell'America Latina e del resto del mondo, ma avverte che lo stereotipo di essere un paese bianco ed europeo si scontra con la realtà storica di meticciato e integrazione precoce, molto prima che in potenze come gli Stati Uniti, dove la segregazione legale è durata fino agli anni '60.
Nonostante il rumore dei social, è vitale ricordare che l'Argentina è un paese polarizzante, ma non odiato da tutti. L'ambasciatore in Spagna, Wenceslao Bunge Saravia, ha assicurato che non ci sono state denunce ufficiali di aggressioni reali, suggerendo che gran parte del fenomeno si è limitata al mondo virtuale. Il dibattito sul razzismo deve svolgersi nei nostri termini, senza ignorare i problemi interni, ma valorizzando la profonda integrazione culturale e la resilienza di un popolo che va sempre avanti. La diversità e la passione argentina continueranno a essere la sua più grande forza nello scenario globale.
Fonti: La Política Online | La Nación | Infobae | Revista Anfibia
Alfredo S. Quiroga